In un ambiente assai suggestivo, incorniciato dalle montagne del Peloponneso sulle quali venivano praticati sacrifici umani in onore di Zeus, si incontra il tempio di Basse.
Si rivela poco a poco, salendo il sentiero da Andrítsena, l'enorme tendone che da anni lo ricopre e sotto il quale proseguono i lavori di restauro e consolidamento della struttura. Basta infilarsi sotto la copertura per capire perché questo luogo di culto sia stato posto sotto la tutela dell'Unesco: ha infatti la particolarità di comprendere tutti e tre gli ordini architettonici classici.
Pausania racconta che gli abitanti di Figália, in ringraziamento per la liberazione dalla peste, commissionarono un tempio per Apollo Epikoúrios (il soccorritore), iniziato nel 431 a.C. L'architetto del Partenone Iktíos ricorse allo stile dorico, concedendosi però alcune varianti: l'orientamento verso nord e non verso est; una lunghezza dell'edificio sproporzionata rispetto alla larghezza (6 colonne sui lati brevi, 15 su quelli lunghi, tutte conservate e quasi interamente architravate); l'uso di colonne ioniche e corinzie (disposte curiosamente in diagonale) nella cella interna.
Purtroppo ci si deve recare al londinese British Museum per ammirare l'architrave della parete interna della cella, con un bellissimo fregio dell'ultimo quarto del V secolo a.C. La smania di antichità classiche di facoltosi europei ha infatti colpito anche qua. Si attende il momento della rimozione del telone e sicuramente la salita che porta il tempio, anziché un iniziale pizzico di delusione, lascerà sicuramente a bocca aperta davanti a uno dei luoghi di culto meglio conservati di tutta la Grecia.