Vi si accede per la strada di Barrafranca, che corre verso ovest nella valle del Gela; dopo 4 km una diramazione di km 1.5 piega a sud ai piedi del monte Mangone. Il complesso archeologico, una fastosa villa patrizia di età imperiale, costituisce la più importante testimonianza della civiltà romana in Sicilia.
Costruita tra la fine sec. III e gli inizi IV d.C. come grandiosa villa di campagna e lussuoso soggiorno di caccia nell'ambito di un fertile latifondo, ebbe il suo periodo di splendore nei sec. IV e v; fu abitata fino al sec. XII quando scomparve sotto il fango di un'alluvione. Stesa su una superficie di circa 3500 m², comprendeva un complesso insieme di ambienti (circa 40), disposti a tre livelli sul pendio di un colle e organizzati in settori con differenti funzioni: le terme, il grande peristilio attorno al quale si affacciano stanze di soggiorno e foresteria, la basilica e gli appartamenti privati, la grande sala da pranzo con triclinio. Il suo interesse, oltre allo straordinario stato di conservazione, è dato soprattutto dai
mosaici pavimentali**, tra i più vasti e belli della romanità, la cui tecnica, lo stile e le figurazioni richiamano i pavimenti dell'Africa settentrionale e furono certo opera di maestranze africane. Gli scavi, iniziati nel 1929, furono ripresi nel 1935-39 e più ampiamente dal 1950. l'
ingresso alla villa, che si visita con un percorso obbligato su passerelle sopraelevate rispetto al piano dei mosaici, avviene dal lato occidentale: a sinistra si aprono gli ambienti delle
terme, a destra si riconosce una grande
latrina collettiva a esedra.