Barolo e i suoi colli
Nei calici del Risorgimento
Nell’ambito delle iniziative che precedono le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Vinibuoni d’Italia presenta in anteprima alcuni percorsi storico-enologici all’insegna della riscoperta dei vini che derivano dagli antichi vitigni autoctoni che caratterizzavano il paesaggio vitivinicolo italiano prima dell’Unità e che oggi sono il fiore all’occhiello della produzione tipica delle varie regioni. Anticipando di alcuni mesi quelle che saranno le celebrazioni dei centocinquant’anni dall’Unità d’Italia, Vinibuoni d’Italia propone un itinerario dei vini selezionati nel Bel Paese dalla guida, ripercorrendo alcune fasi risorgimentali che hanno attinenza con le aree vinicole. Si potrà in tal modo brindare con tutti i vini delle aree in cui si sono svolte battaglie e si sono sottoscritti trattati, partendo proprio dalla creazione del Barolo, che fu opera del Cavour e della contessa Giulia Falletti, ma che i Savoia contribuirono a diffondere con l’acquisizione del Castello di Verduno da parte di Carlo Alberto.
Botti di Barolo
Alla cena del Re...
Sono 400 le tipologie di vini che rappresentano la migliore produzione da vitigni autoctoni italiani legati all’epopea risorgimentale e a loro è stata dedicata una vera e propria serata evento intitolata “I vini dell’Unità d’Italia e le Cene del Re”, che ha animato il Circolo dei Lettori di Torino, il 27 e il 29 ottobre scorso. A proporre alcuni piatti della real casa è stato Stefano Fanti, coordinatore regionale della guida Vinibuoni d’Italia, ispirato per l'occasione dal ricettario storico di Vialardi “A cena con il re”. Motivo di grande interesse, i percorsi risorgimentali ed enologici sono stati illustrati in un catalogo ad hoc con indicazioni dei luoghi del Risorgimento Italiano e dei vini che attualmente sono ancora presenti. I visitatori, oltre a degustare i vini, si sono avvalsi della collaborazione di alcuni coordinatori regionali della guida Vinibuoni d’Italia per approfondire la conoscenza dei vini in degustazione.
Camera di Camillo Benso, Conte di Cavour
Vialardi, chef della Real Casa
A Giovanni Vialardi, cuoco e pasticcere di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II, va riconosciuto il merito di aver levato una voce a conferma e difesa dell’esclusivo patrimonio gastronomico italiano e di averlo fatto con grande anticipo sui tempi. Egli fu inoltre testimone, non solo dietro le quinte, di importanti rivoluzioni a tavola. Il modo di servire detto “alla francese” in cui tutto il cibo viene portato sulla mensa fin dall’inizio del pranzo e lasciato a disposizione dei convitati che se ne servono direttamente, viene sostituito verso la metà dell’800 dal servizio “alla russa” che prevede una successione preordinata di vivande via via servite da valletti. In questo modo il pasto viene svelato a poco a poco. E, per informare i commensali, ecco nascere il menu, la piccola lista che anticipa l’elenco delle portate. L’Unità d’Italia emerge in ogni aspetto del convivio: la cucina francese, che aveva caratterizzato i pranzi delle corti europee, viene rielaborata da Giovanni Vialardi, cuoco del primo re d’Italia, con riferimenti a ricette di tutti i territori italiani.