C’è chi sostiene che Vernaccia provenga dal latino “vernaculus”, per definire tutto ciò che arriva da un luogo ben delimitato. Altro etimo è Vernazza, la bella cittadina ligure delle Cinque Terre. Altri ancora trovano la sua origine in vernaceus, ovvero il vino che veniva usato dalla servitù. Ad ogni buon conto Vernaccia è il nome di tre varietà di viti italiane del tutto distinte: due bianche e una nera.
Vigneti e sullo sfondo le torri di S. Gimignano
Vernaccia di San Gimignano
Si pensa che questo vitigno sia stato piantato nei pressi della turrita cittadina toscana, nel XIII secolo da Vieri de’ Bardi, originario della Liguria. I vini prodotti con questa varietà trovarono quasi subito la strada verso le botteghe di Londra, dove venivano venduti con il nome di Vernage. La Vernaccia si fece apprezzare a tal punto che verso la fine del XV secolo, talee delle viti furono portate in Lombardia e nelle Marche. Tuttavia, la Vernaccia non prosperò adeguatamente lontano dalle colline temperate poste intorno a San Gimignano. La Docg (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita) tutela oggi una delle zone più piccole della Toscana, con circa 850 ettari di vigne, che sono impiantate ad un’altitudine media di 280 metri sul livello del mare, su un terreno che è un misto di sabbia gialla, di argilla e di pietra vulcanica. La Vernaccia di San Gimignano si presenta color giallo paglierino. Il bouquet è leggermente aromatico, con note di salvia, di fiori secchi e di ginestra. Il sapore è secco, senza asprezza e ben definito. L’abbinamento tradizionale è con le anguille di Bolsena, ma si fa apprezzare anche con la classica ribollita toscana e con il coniglio in fricassea.
Uve di Vernaccia
Vernaccia di Oristano
L’interpretazione dolce della Vernaccia è quella di Oristano. La Vernaccia fu introdotta in Sardegna con tutta probabilità dai Fenici, anche se qualcuno pensa che furono gli Spagnoli a portarla nell’isola alla fine del XIV secolo. È una delle varietà più importanti dell’isola, anche se la sua coltivazione è limitata alla valle più bassa del Tirso in provincia di Oristano. La Vernaccia di Oristano ha una gradazione minima di 15°. Quando la gradazione è di 15,5° ed il vino è stato invecchiato per almeno tre anni, può essere etichettato “superiore”. La riserva richiede quattro anni di invecchiamento. La versione liquorosa dolce richiede due anni di invecchiamento e una gradazione di 16,5°, mentre la versione liquorosa secca ha una gradazione di 18°. Il vino ha colore giallo-ambra chiaro, bouquet intenso e largo con sentori di mandorlo fiorito. Si notano anche note di nocciole tostate e lievi ricordi di pesca. Il sapore è ricco con corpo pieno. Localmente, la versione secca della Vernaccia viene servita come aperitivo insieme alla bottarga, mentre la versione dolce a fine pasto sul dessert, dove accompagna i dolci tipici e quelli a base di marzapane.
Vigneti marchigiani
Vernaccia di Serrapetrona
In Umbria e nelle Marche, la doc più conosciuta è la Vernaccia di Serrapetrona, i cui 40 ettari di vigne si trovano nei pressi della piccola città di Serrapetrona in provincia di Macerata, a circa 30 chilometri da Ancona. Le vigne si distendono ad una altitudine media di 500 metri sul livello del mare. In questa zona gli inverni sono freddi e le estati miti. Una parte delle uve usate per produrre questo naturale spumante rosso vengono appese a seccare per alcuni mesi dopo il raccolto. Poi, verso gennaio, vengono spremute e il mosto ricco e denso che ne risulta viene mescolato con il vino fatto da uve fresche della stessa vendemmia. Il vino può essere prodotto sia nella versione secca che dolce. Il colore è rosso rubino e il profumo ricorda vagamente i lamponi e i fiori secchi. Va dal secco a leggermente dolce, a seconda delle intenzioni del produttore. La versione dolce della Vernaccia nera si sposa molto bene con la Crescia fogliata, uno strudel fatto con mele, fichi secchi, uva passa e noci, specialità della provincia di Macerata. Si sposa ugualmente bene con il Pan di Spagna inzuppato nella Vernaccia e servito con panna e frutti di bosco.