Vendemmia di uve di Verdicchio
Un nettare antico che nasce lungo il fiume Esino
Il Verdicchio è il vino per eccellenza delle Marche, conosciuto in tutto il mondo, soprattutto in passato, per l'originale ed esclusiva bottiglia a forma di anfora, disegnata dall'architetto Maiocchi negli anni '50. I filari di questo antichissimo vitigno autoctono si distendono sulle colline che fiancheggiano il fiume Esino e salgono fino alla città medioevale di Matelica (Mc) che regala il proprio nome a una delle due doc. Al centro dell’area, chiamata Matelica Castelli di Jesi, sorge l’altra città, l'antica Aesis, colonia romana di probabile origine umbra. La storia di Jesi, questo il nome odierno, si intreccia con quella dei suoi Castelli, e in particolare con Cupramontana (An), piccolo borgo nato attorno all’antico tempio dedicato a Cupra, dea della ricchezza e dell'opulenza, in onore della quale si tenevano riti propiziatori innaffiati da quel vino bianco tanto apprezzato nell’antichità, antenato del Verdicchio. La sua fama era arrivata anche ad Alarico, Re dei Visigoti, il quale nel 410 d.C., attraversate le Marche per stringere d'assedio Roma, caricò 40 muli con barili di Verdicchio. Non è dato sapere se si trattasse del Verdicchio dei Castelli di Jesi o del confinante Verdicchio di Matelica. Si sa invece che Alarico riteneva “nessuna altra cosa al mondo migliore di questo vino per mantenere la salute e stimolare la forza dei suoi soldati”.
Matelica e Jiesi, cugine Doc
Solitamente il Verdicchio di Matelica doc e il Verdicchio dei Castelli di Jesi doc vengono definiti cugini e non fratelli, perché hanno notevoli differenze. Le vigne della zona di Matelica si trovano a sud ovest di Jesi e sono impiantate ad altitudini più elevate a ridosso degli Appennini, mentre il bacino del fiume Esino ha suolo sabbioso e ricco di minerali. I vini di Jesi tendono dunque ad avere aromi di fiori di sambuco ed essenze fruttate. Il Verdicchio di Matelica è più smorzato ed elegante, con delicata ma persistente nota di albicocca. In entrambe le versioni, quando il raccolto è sotto controllo e la vendemmia eseguita con cura, i vini hanno buona struttura, un’alta concentrazione e una nota minerale tipica. Oggi la fama mondiale del Verdicchio si è consolidata e grazie all'intuizione di alcune aziende sono nati vini di precisa personalità e longevità, che nelle due versioni Doc dei Castelli di Jesi e di Matelica, stanno offrendo emozioni uniche.
Agnello ripieno
A tavola esalta la tradizione
Il Verdicchio, oltre ad accompagnare molti piatti di pesce della cucina nazionale ed internazionale, va provato sulle olive all’ascolana che sono probabilmente la pietanza più rappresentativa della cucina marchigiana. Una volta snocciolate, le olive vengono farcite con un ripieno di trito di carne, uova, formaggio ed aromi vari, poi vengono passate nell'uovo sbattuto e nel pane grattugiato, infine si friggono nell’olio.
Portate a tavola il Verdicchio con il menu di mare iniziando dal “brodetto”, del quale sono famose le due versioni principali: quella di Ancona che prevede fino a tredici qualità di pesci cotti su una base di cipolla, pomodoro, prezzemolo, pepe, olio ed aceto; quella di Porto Recanati, che vuole il pesce rosolato e poi cotto in sugo con lo zafferano.
Sposate il Verdicchio con lo stoccafisso preparato in “potacchio”, ovvero brasato con pomodoro, acciughe, aglio, rosmarino, prezzemolo e peperoncino. Proseguite con le canocchie all'olio e limone; con le sarde in teglia, con l'orata alla salsa d'acciuga e uovo, con le triglie al prosciutto, con lo stoccafisso mantecato... Unite il Verdicchio ai passatelli in brodo di pesce oppure con i ravioli ai filetti di sogliola ricoperti di grana grattugiato. Eccezionali le versioni riserva con il coniglio in porchetta o con l’agnello ripieno.