Pinot Nero, lo straniero di lingua italiana

Articolo 12 gennaio 2011

Diffuso in tutta la Penisola è il vino che più asseconda gli stili produttivi e le variegate condizioni del territorio del Bel Paese

C’era una volta… in Borgogna

Il Pinot Nero è fra le uve più antiche di cui si hanno notizie storiche e la sua terra di origine è molto probabilmente la Borgogna. Si ritiene che il Pinot Nero sia coltivato in Borgogna da oltre 2000 anni, con molta probabilità era già presente nella regione prima delle invasioni da parte dei Romani. Già a quei tempi il Pinot Nero godeva di una certa notorietà e anche autori come Plinio il Vecchio e Columella lo hanno citato nelle loro opere. In Italia, secondo il trattato del Mondini del 1903 “I vitigni stranieri da vino coltivati in Italia”, la prima importazione viene attribuita al generale Emilio di Sambuy, in provincia di Cuneo, tuttavia alcuni anticipano la data alla seconda metà del ‘700, quando il Granduca di Toscana lo fece importare direttamente dalla Borgogna. Oggi l’area più intensamente coltivata a Pinot Nero in Italia è indubbiamente l’Oltrepò Pavese, secondo solo alla Borgogna per estensione, ma la coltivazione è presente praticamente in tutte le province viticole italiane, con risultati molto diversi.


 
Vigneti nei dintorni di Bolzano
Vigneti nei dintorni di Bolzano

Eleganza, armonia e finezza: Trentino Alto Adige al top

Abbiamo voluto fare una piccola carrellata di degustazione di Pinot Nero vinificato in rosso di alcuni diversi territori italiani per cogliere le varie sfumature che il vino esprime a seconda delle condizioni pedoclimatiche (le condizioni del terreno che dipendono principalmente dalla temperatura e dall’umidità, ndr) e degli stili che spesso i produttori vogliono imporre ai loro vini. Una trentina i campioni degustati. Le risultanze, in base anche ai parametri che la guida Vinibuoni d’Italia privilegia, ovvero piacevolezza, fragranza e bevibilità, ci portano alla prima generica conclusione che Alto Adige e Trentino sono il comprensorio enologico in cui abbiamo trovato vini che rispondono maggiormente alle esigenze e al gusto delle nostre valutazioni che appunto prediligono vini dove eleganza, armonia e finezza sono qualità più apprezzate rispetto alla possenza e alle esasperate strutture che riscuotevano un certo interesse in passato. Ciò che rende i migliori Pinot Nero dei vini eccezionali sono la finezza dei profumi di cassis, rose e lampone e l'eleganza dei tannini. Sono appunto queste le caratteristiche che abbiamo apprezzato negli esemplari dell’Alto Adige soprattutto, ma anche in alcuni vini dei produttori del Trentino, sia nelle annate più giovani che in quelle appena più vecchie. Se dovessimo tuttavia riconoscere un premio alla riconoscibilità e alla corrispondenza vino-vitigno attribuito al territorio e ad uno stile produttivo sostanzialmente condiviso, questo va di certo all’Alto Adige, dove il Pinot Nero dopo la Schiava e il Lagrein, si aggiudica il terzo posto tra i vitigni a bacca rossa con circa 350 ettari vitati.


 
Vigneti in Oltrepò pavese
Vigneti in Oltrepò pavese

Lombardia, nelle terre d’Oltrepò

In Italia sono coltivati a Pinot Nero circa 4.000 ettari e di questi oltre 3.000 sono nell’Oltrepò Pavese. La produzione è per la maggior parte orientata alla produzione di spumante e, in particolare, le uve di questo vitigno sono indirizzate in purezza alla produzione delle bollicine rosate ottenute con metodo classico, chiamate Cruasè e tutelate dalla Docg. Nell’Oltrepò Pavese il Pinot Nero è presente fin dalla metà del XIX secolo avendo trovato il suo habitat naturale soprattutto a Rocca de' Giorgi, nell'alta Valle Scuropasso, ad opera del conte Carlo Giorgi di Vistarino. Nel territorio una nutrita schiera di produttori si sono cimentati anche nella vinificazione in rosso del Pinot Nero ottenendo risultati lusinghieri, nella prospettiva di eleggere questo vino a campione dell’area. Forse, a nostro parere, pur avendo assaggiato vini corretti ed ineccepibili sotto il profilo della qualità, occorre indirizzare meglio l’identità e la corrispondenza al vitigno, puntando sulla finezza e sull’eleganza più che sulla robustezza. Comunque i campioni degustati ostentano le caratteristiche tipiche del Pinot coltivato in aree più calde rispetto a quelle che abbiamo descritto sopra, per cui i sentori e i sapori, soprattutto a seguito dell’affinamento in bottiglia, tendono di più verso le confetture per poi trasformarsi, all'apice della maturazione, in aromi di cuoio, pellame, funghi e selvaggina.


 
L'Etna e le sue pendici
L'Etna e le sue pendici

Sicilia in alta quota

Il Pinot Nero è un vitigno che ha bisogno di condizioni pedoclimatiche particolari e non è un'uva adatta alle zone con clima caldo poiché tende a maturare troppo in fretta perdendo la sua preziosa acidità. In Sicilia, ci sono alcuni areali (entità geografica in continua evoluzione, ndr) ad alta quota come l'Etna, le Madonie, l'entroterra palermitano e la provincia di Enna che possono dare risultati convincenti. Tuttavia l’apporto di Mediterraneità al vitigno tende a privare i vini della classica finezza, offrendo di converso più concentrazione nel gusto e nella struttura.

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