Vigneto di Refosco
Italia e Slovenia, tra i filari nessuna frontiera
Diffuso in tutto il Friuli, il Refosco dal peduncolo rosso è il vino rosso che più di ogni altro racconta il carattere della gente. Tenace, forte della sua identità è sopravvissuto al flagello della filossera. Un vino di confine, com’è la popolazione di queste terre, che in poco meno di cento anni di storia ha subito le conseguenze della follia politica, dovendo un giorno parlare tedesco, poi italiano, poi sloveno, poi ancora italiano... Tuttora i filari si contrappongono sulle due sponde condividendo, a distanza di pochi centimetri, tra Italia e Slovenia, gli stessi vitigni e gli stessi metodi di allevamento, segno che la cultura, al di sopra delle linee politiche, unisce i popoli e il vino regala loro la serenità della pace.
Uva di Refosco
Tra Carso e Istria, l’anima antica delle colline friulane
Attorniati da Pinot nero, da Cabernet Sauvignon, da Merlot, ovvero dai vitigni che a inizio Novecento vennero a disegnare il nuovo vigneto del Friuli, il Refosco dal peduncolo rosso rappresenta l’anima antica delle colline. La sua origine si perde nella storia della terra e trova i natali tra il Carso e l’Istria. Coltivato sia in pianura che in collina, è citato nel 1390 negli “Annali del Friuli” dal Di Manzano: “Gli ambasciatori romani offrirono 20 igastariis (contenitori di terracotta o vetro di circa un litro di capacità) al generale dei Dominicani di vino Refosco”. Poi, alcuni secoli più tardi, una nobildonna friulana vantava, in una lettera del 29 maggio 1789, il “suo” Refosco. Così scriveva, infatti, la contessa Lavinia Dragoni Florio a Melchiorre Cesarotti: “Tutti parlano di vini, tutti attendono a chi sa farne di migliori; chi vanta il suo Picolit, chi il suo Refosco, chi il Pignolo. Io ho qualche pretensione per il mio Refosco che è il solo vino della nostra famiglia. Di questo si suole spesso vuotarne qualche bottiglia con gli amici nelle lunghe sere d’inverno”.
La tradizionale "polenta cuinzade"
"profumi variegati, speziati con sentori di piccoli frutti"
In effetti, il vino ha molto carattere. È ricco di colore, ha toni vinosi, freschi ed invitanti. Se vinificato per essere affinato in legno, dà ottimi risultati con profumi variegati, speziati con sentori precisi di piccoli frutti. Buona la sua struttura che gioca piacevoli dissonanze tra la sua tipica freschezza e piacevolezza di beva ed una notevole potenza di gusto. Se giovane, il Refosco dal peduncolo rosso è il vino ideale per i piatti di carne di maiale: unico sulla brovada e sul musetto, due ricette classiche della ristorazione tradizionale del Friuli; ottimo sul salame cotto con l’aceto, sulle costicine di maiale alla griglia o al forno e sui lessi, specie sul lesso di maiale, che alcune trattorie ancora offrono, specie a Brazzano del Collio, oppure sui blecs con sugo di guanciale e sulla polenta cuinzade.
Il Refosco di Scodovacca, re del "boreto"
Il Refosco lo troviamo in tutte le doc friulane, ma ce n’è uno particolare che vale la pena citare. Sotto la denominazione di Aquileia, antico porto romano e poi capitale longobarda con una delle più belle abbazie d’Italia, troviamo il Refosco di Scodovacca. Questo vino accompagna in maniera deliziosa il “boreto” di pesce fatto alla maniera di Grado. È questo un classico esempio di come un vino rosso può accompagnare deliziosamente un piatto di carni di pesce notoriamente grasse, come sono il rombo e l’anguilla. Se invecchiato in legno, il Refosco ama la selvaggina ed eccelle bevuto in un bicchiere di stile bordolese di media capacità.