Un vitigno di Ribolla
Bianco, snello, nervoso e vivace
Siamo in Friuli, siamo, nel Collio, siamo ad Oslavia, cuore della Ribolla gialla. Si arriva da Gorizia, dopo avere oltrepassato il sacrario dedicato ai caduti della prima guerra mondiale. I vigneti posano le loro radici sulla “ponca”, ovvero su stratificazioni di marne e sabbie che hanno base calcarea e che danno alla Ribolla la caratteristica mineralità unica e inconfondibile. La “scuola di Oslavia” vuole la Ribolla affinata in legno e dal legno il vino riceve sensazioni speziate e sensuali. Certo! Il vino si fa più spallato, potente ed ha buona capacità all’invecchiamento, tuttavia personalmente amo, della Ribolla, anche la freschezza giovanile, la sua nervosa vivacità: vino bianco snello, scorrevole, di carattere ben preciso, con naso delicato, ma immediato e fiorito.
Prima della raccolta
Vino degli "eccessi di gola" e della diplomazia
Sono queste ultime le note dominanti che trovo nella Ribolla gialla che si vinifica nei Colli Orientali del Friuli, soprattutto di quella che si produce sulle colline di Rosazzo, dove sono segnalati i documenti più antichi della sua produzione. Il vino era talmente conosciuto che lo stesso Boccaccio cita la Ribolla in una requisitoria contro gli eccessi della gola. Da parte sua, Venezia non esitava ad usare questo vino come viatico per le ambasciate più importanti, infatti nell’ottobre del 1592, decretava di inviare all’imperatore Carlo V di Spagna, che stava per arrivare nel territorio della Repubblica, alcune botti del “vino di Rosazzo” .
Accanto al pesce ha pochi rivali
Sull’onda della storia, la Ribolla conferma la personalità aperta e affidabile. Giovane e fruttata è un ottimo aperitivo, mentre a tavola combina matrimoni d’elezione sugli scampi crudi, appena aperti e innaffiati da un filo d’olio extravergine triestino; poi viaggia superba sulla vellutata di piselli e vongole, sulla tartare di tonno, sulle “canoce”, sulla granseola di laguna e sui sardoni barcolani di Muggia. La Ribolla, affinata in caratelli di rovere, sposa il polpo all’istriana, il rombo cotto con le cipolline caramellate, le mazzancolle sulla crema di zucca, la buzara di scampi, i tagliolini al grasoporo, il boreto de pexe misto e la zuppa alla dalmata… Ma i confini di questo vino sul pesce non hanno limiti… esplorare sensazioni diverse e nuove sta nel gioco degli accostamenti. Del resto la rivelazione di un vino, per dirla con Brillat de Savarin, vale più della scoperta di una stella, sono così pochi i piaceri della vita, mentre di stelle ce n’è un’infinità…