È uno dei più importanti e singolari monumenti della regione. Fondata probabilmente dalle popolazioni dei centri costieri su uno stretto gradone del monte Consolino, domina dall'alto la cittadina reggina. Il nome Cattolica potrebbe derivare dal fatto che era, probabilmente, la chiesa di un monastero o di una serie di laure basiliane, numerose nella zona soprattutto fra il IX e l'XI secolo. Il termine greco katholikón sarebbe stato successivamente italianizzato in Cattolica. Si è proposto pure che fosse il Katholikè di Stilo, cioè la Cattedrale o la chiesa Matrice.
Architettura: all'esterno il monumento ha la forma di un cubo (7.40 ? 7.50 m) dalla cui massa compatta emergono i cinque tamburi delle cupole, di cui il centrale più alto rispetto ai laterali è aperto da quattro bifore, a differenza di quelli marginali dove invece sono presenti delle monofore. I muri perimetrali sono costituiti da mattoncini rettangolari di svariata grandezza disposti a filari regolari, legati da uno spesso letto di malta; in pietrame e laterizio è invece la parte absidale della chiesa. La facciata è conclusa in alto dal timpano del muro sud del naos, nel quale si apre una monofora, il cui aspetto attuale si deve ai restauri dell'Orsi, precedentemente terminava a capanna, con una finestra trilobata al di sopra della porta d'ingresso.
Interno:l'entrata, collocata nel lato sud e non nella parete opposta a causa della particolare morfologia del terreno, è sormontata da un arco a pieno centro in mattoni, chiuso nel 1969 per dei lavori di manutenzione e consolidamento. L'articolazione spaziale interna presenta una pianta a croce greca inserita in un quadrato di base e con cupola centrale impostata su quattro esili colonne di spoglio e sulle quattro volte a botte dei bracci della croce greca provenienti, probabilmente, da antichi siti romani dei dintorni. Di queste, due in marmo cipollino, una in marmo lunense e l'altra in granito, poggiano su elementi scultorei di spoglio (interessante la base della colonna sud-ovest: un plinto di una base corinzia capovolta, appoggiata su di un capitello marmoreo romano del II-III secolo). Soltanto una poggia direttamente sul pavimento.
Gli affreschi: la definizione cronologica degli affreschi, vista la mancanza di alcun supporto storico-documentario, viene analizzata su confronti stilistici e sulla stratigrafia degli intonaci. In base a questi studi l'interno sarebbe stato decorato almeno tre volte. Tra la fine del sec. X e gli inizi del sec. XI le testimonianze sono date dalla figura di una santa martire nello sguancio destro della prothesis e da due santi sulla parete occidentale, uno dei quali reca un cartiglio con iscrizione greca. Dello strato della fine del sec. XII, rimangono sulla parete ovest la testa mutila della Vergine, certamente appartenente a un'Annunciazione, frammenti di una teoria di santi vescovi, altri resti posti sul pilastro fra la prothesis e l'abside centrale e il S. Giovanni Crisostomo dipinto sullo sguancio destro di quest'ultima. Appartiene allo stesso periodo la bella Ascensione della volta che ne nasconde un'altra più antica. Alla fine del XIII secolo se non proprio agli inizi del XIV sec. si potrebbe invece assegnare lo strato che rimane in consistenti frammenti relativi alle immagini di S. Giovanni Battista, l'Arcangelo Gabriele, San Bartolomeo e Santa Margherita d'Antiochia. Agli inizi del sec. XV, nel diakonikon, viene dipinto un altro S.Giovanni Battista, una pittura che sembra di esecuzione locale e che rinvia alle esperienze napoletane e galatinesi di Niccolò di Tommaso.