È accertato sia il periodo di conclusione della grande fabbrica (attorno al 1313, sotto Roberto d'Angiò) sia che per la costruzione della chiesa, dedicata all'Assunta, si scelse il luogo occupato dal sec. IV dalle basiliche paleocristiane di S. Restituta e della Stefania. La facciata deve le forme attuali a un intervento in stile neogotico condotto nella seconda metà dell'800.Interno. 16 pilastri, cui sono addossate 110 colonne antiche, dividono la chiesa in tre navate, coperte da archi a sesto acuto. La cappella Minutolo** (2ª a destra del presbiterio), scelta da Boccaccio per ambientarvi una delle novelle del «Decamerone», conserva l'originaria struttura gotica ed è ornata di affreschi in parte ascritti a Montano d'Arezzo (volta e pareti); il pavimento del '200 è a motivi cosmateschi che ritornano nella tomba di Filippo Minutolo (a destra dell'altare). Gli affreschi* dello zoccolo nella vicina cappella Tocco sono attribuiti a Pietro Cavallini.Il succorpo** (vi scendono due scale davanti al presbiterio) è anche noto come cappella Carafa perché fu da Oliviero Carafa commissionato nel 1497 forse a Bramante per dare degna sepoltura alle reliquie di S. Gennaro; a Tommaso Malvíto si deve in parte la raffinata decorazione scultorea dell'ambiente a tre navate.A metà della navata sinistra si scende nella chiesa di S. Restituta*, una delle due basiliche paleocristiane su cui si appoggiò - con orientamento perpendicolare - il Duomo; l'aspetto attuale è quasi interamente barocco. Scavi archeologici hanno messo in luce resti greco-romani e paleocristiani. A fine sec. IV-inizi v data la fondazione del Battistero (S. Giovanni in Fonte) al fondo della navata destra (di S.Restituta), che conserva i coevi mosaici*.Un ingresso monumentale segnala, lungo la navata destra del Duomo, la cappella del Tesoro di S. Gennaro*, costruita nel 1608-37, con pianta a croce greca, per voto della città dopo la peste del 1527. È uno dei monumenti più importanti del barocco napoletano seicentesco, per l'insieme di decorazioni che videro la partecipazione di artisti di eccezionale levatura: il Paradiso* nella cupola è di Giovanni Lanfranco (1641-43); gli affreschi delle volte, delle lunette e dei pennacchi sono del Domenichino (1631-38). Solo in occasione della festa di S. Gennaro e della liquefazione del sangue vengono esposti il busto reliquiario* del santo, capolavoro di oreficeria gotica realizzato a Napoli nel 1304-05 da maestranze francesi, e il reliquiario del sangue, a forma di tempietto.