Accanto alla chiesa dei Ss. Martiri è un notevole esempio di arte barocca degli ultimi decenni del sec. XVII, ricca di sculture e dipinti, fra cui preziose tele di Andrea Pozzo. Vi si accede dalla casa dei Gesuiti che deve l'impostazione architettonica dell'androne al progetto di metà Settecento di Bernardo Antonio Vittone e Filippo Castelli. Lo spazio dell'atrio, a tre navate su colonne, coperto con volte a vela a 'cupolotti', oggi denominato «cortile degli antichi chiostri», è sede di un punto informativo e di esposizioni temporanee. La cappella dei Mercanti fu allestita dal rettore dei Gesuiti, padre Agostino Provana, e inaugurata nel 1692, seguendo di pochi decenni l'istituzione della omonima confraternita (1663). Rappresenta un importante momento per la committenza torinese non di corte. La decorazione ad affresco della volta, raffigurante Il Paradiso, profeti, sibille ed episodi biblici a monocromo, si deve al Legnanino, con quadrature di G.B. e Gerolamo Grandi (1694-95). Davanti alle finestre, sculture in legno marmorizzato dei dottori della Chiesa di Carlo Giuseppe Plura (1707-1715). Alle pareti, sopra gli stalli del coro ed entro cornici fra le finestre, sono undici dipinti da riferire iconograficamente alla glorificazione dell'Epifania, commissionati da undici confratelli a Torino, Genova e Roma, fra i quali: la Comparsa della stella consultata dai Magi di Andrea Pozzo e bottega (1703); Re David che medita il mistero dell'Epifania del Legnanino; la Strage degli innocenti di Andrea Pozzo e bottega (1703); la Fuga in Egitto, pure del Pozzo (1701), come, sull'altare, l'Adorazione dei Magi (ante 1694) e la successiva Adorazione dei pastori (1701); l’Aprimento dei tesori del Legnanino (1705). La cantoria in legno scolpito è del 1698, modificata nel 1772. In sagrestia, si conservano la pala, già sull'altare della primitiva cappella della congregazione, raffigurante L'adorazione dei Magi del Moncalvo, e un ingegnoso *calendario meccanico universale (dall'anno I dell'era volgare al 4000), costruito su progetto del direttore dell'Osservatorio astronomico di Torino Giovanni Amedeo Plana nel 1835 c. e decorato con una complessa iconografia a stampa.