La basilica è considerata la più alta espressione del barocco leccese, e con l'attiguo Palazzo del Governo forma un insieme armonico e fastoso. Iniziata da Gabriele Riccardi nel 1548 su un precedente luogo di culto, fu ultimata nel 1646 da Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna. La facciata, a due ordini di colonne zoomorfe, è coperta da una traboccante decorazione: nella parte inferiore si aprono tre portali (quello centrale è preceduto da un protiro a colonne binate sorreggenti un fregio) opera di Francesco Antonio Zimbalo; la balconata sostenuta da cariatidi e grifi, con balaustra vivacizzata da putti, separa la parte superiore, dove ricche colonne inquadrano al centro un rosone di ispirazione romanica ma dall'elaborata ghiera barocca; la chiude, sulla sommità, un fastigio a volute. L'interno vasto e luminoso, a croce latina, è anch'esso un trionfo di decorazioni, a iniziare dal seicentesco soffitto ligneo a lacunari; le colonne che scompartiscono lo spazio in tre navate hanno capitelli preziosamente lavorati; le navate laterali e il transetto hanno volte a crociera. Nel mezzo del transetto, attorno al quale si ripete il colonnato, si apre la cupola (1590), col tamburo dall'originale disegno geometrico. Ricchissimo è l'apparato ornamentale degli altari, spesso con colonne tortili, avvolte da motivi vegetali e animali: quello di S. Francesco di Paola*, a sinistra del presbiterio, spicca per le storie del santo a bassorilievo di F.A. Zimbalo (1614).