Tra le più famose romanico-pisane della Sardegna, fondato nel sec. XII, si riconosce, isolato nella campagna, per i conci bianchi e neri della facciata a portico e del campanile* a bifore e trifore; Il portico (fotografie ottocentesche ne danno testimonianza) fu praticamente rifatto per intero: ora risulta di tre arcate, poggiate su colonne al centro e su pilastri agli angoli; sull'ultimo capitello a sin. sono scolpite le vacche che danno il nome alla chiesa. L'abside, affiancata da due absidiole minori, costituisce invece l'elemento più appariscente della fase primitiva (1116), caratterizzata da influssi lombardi. L'interno, a navata unica, con due cappelle absidate che fiancheggiano la maggiore formando il transetto, contrasta con la ricchezza della facciata per la sua austera severità; la sottolineano il pavimento di grigie pietre basaltiche, l'assenza di elementi decorativi, l'altezza del tetto, composto da 36 capriate a vista, e la stessa voluta sproporzione fra larghezza e lunghezza. Presso l'ingresso, sulla d., sono conservati alcuni capitelli e colonne del portico originale. Il grande ciclo affrescato dell'abside rievoca un'atmosfera da cristianesimo primitivo; raffigura nel catino Cristo circondato da angeli, nella fascia intermedia dodici figure di santi e dottori della Chiesa, con la Madonna orante, e in quella inferiore sei scene della vita e della passione di Cristo; discordemente assegnato a un artista di scuola umbro-laziale, a un pittore locale influenzato da modi bizantini e, in seguito, all'influsso della pittura romanica pisana, è l'unico ciclo di affreschi del Duecento esistente in Sardegna.