Detta comunemente il Santo, è uno dei più famosi santuari d'Italia. Venne eretta in forme romanico-gotiche fra il 1232 e la metà del '300 per custodire la tomba di S. Antonio da Padova (nato a Lisbona nel 1195, morto a Padova, all'Arcella, nel 1231). La facciata, a capanna, su quattro arcate cieche strombate a sesto acuto, è centrata dal portale a tutto sesto e termina, oltre la galleria coperta, nel timpano con rosone centrale. La copertura a otto cupole, la mescolanza di elementi bizantini, veneziani e del romanico francese perigordino, le torricelle e i due campanili ottagonali simili a minareti, danno al tempio un aspetto orientaleggiante. L'interno, a tre slanciate navate su grandi pilastri, con gallerie ricorrenti in alto e cupole emisferiche, ha un profondo presbiterio cinto da deambulatorio con ricchissima decorazione. All'inizio della navata centrale, due monumenti di Michele Sanmicheli. Nella navata destra, la prima cappella conserva la tomba del Gattamelata (sec. XV). Nel transetto destro, la trecentesca cappella di S. Felice*, di bella architettura gotica, è rivestita di preziosi affreschi (Leggenda di S. Giacomo*; Crocifissione* e altre scene) di Altichiero (1374-78). Nel presbiterio (7), l'altare maggiore è ornato di mirabili bronzi di Donatello**e aiuti (1443-50): nel paliotto e nella predella, bassorilievi con Angeli musicanti e Miracoli di S. Antonio; sopra la predella, Crocifisso, Madonna col Bambino e santi; nel retro dell'altare, Deposizione, in pietra. A sinistra dell'altare, ricchissimo candelabro* in bronzo di Andrea Briosco (1515). Lungo le pareti del presbiterio, 12 bassorilievi in bronzo (storie del Vecchio Testamento) di Bartolomeo Bellano e Andrea Briosco. Intorno al presbiterio gira il deambulatorio, sul quale si aprono cappelle a raggiera; la maggiore, delle Reliquie o del Tesoro, a pianta centrale su disegno di Filippo Parodi (sue sono anche le statue; 1689), custodisce un ricco tesoro*: notevoli alcuni reliquiari, navicelle per l'incenso (sec. XV) e le casse di legno che contennero i resti del santo. Al termine del deambulatorio si apre a sinistra la cappella della Madonna Mora, resto della preesistente (sec. XII) chiesa di S. Maria Mater Domini, trasformata in cappella nel 1264; comunica con la cappella del beato Luca Belludi (1382), decorata da affreschi* di Giusto de' Menabuoi. Nel transetto sinistro è la cappella dell'Arca del Santo*, iniziata nel 1500 (il soffitto a stucchi è dovuto al Falconetto, 1533): alle pareti, nove rilievi con fatti della vita del Santo, di scultori del '500 tra i quali Tullio e Antonio Lombardo e Jacopo Sansovino; nel mezzo, il ricchissimo altare, su disegno di Tiziano Aspetti (1593), dietro il quale è l'arca del Santo. Dopo la cappella, alla parete della navata sinistra, il monumento di Antonio Roselli, di Pietro Lombardo (1467). Dalla navata destra si passa a visitare i chiostri(sec. XIII-XV). Il primo, il chiostro del Capitolo o della Magnolia, nucleo più antico del monastero (1240), dà l'accesso al Consiglio della Presidenza dell'Arca, che custodisce l'affresco (Ss. Antonio e Bernardo adoranti*) di Andrea Mantegna, già nella lunetta del portale maggiore della basilica. Nel vicino chiostro del Noviziato, con vera da pozzo del 1492, monumento a Cornelio Musso di Andrea Briosco.