Il sospirato momento della raccolta
Un’uva “doset” dalle proprietà benefiche
Il nome di questo vino nasce da un’espressione fortemente dialettale: “doset” e trae origine dalla dolcezza non del vino, ma dell’uva, che fin da tempi antichi era utilizzata per cure terapeutiche, poiché la bassa acidità totale la rendeva un ottimo ricostituente. I vigneti sono distribuiti su panorami collinari suggestivi e di volta in volta diversi, non solo per tipologia di paesaggio, ma anche per clima e composizione dei terreni. Sono ben undici le Denominazioni d’Origine Controllata. Nove fanno appello ai paesi che lo ospitano, due al territorio più esteso e generico delle Langhe e del Monferrato.
Langhe a perdifiato (A. Cimatti, C.Commons 2.0)
Langhe Monregalesi Doc, Dogliani Doc e Docg
Procedendo da Ovest verso Est, troveremo un piccola produzione collocata ai piedi delle Alpi Marittime, che prende il nome di Dolcetto delle Langhe monregalesi doc. Nel 1600 uno speziale di Asti già lo celebra e, traducendo il suo linguaggio in termini moderni, nel Compendio di tutte le vivande e vini, elogia il suo profumo fragrante, i sentori di frutti di bosco, il sapore asciutto e rotondo, i morbidi tannini… che rendono questo Dolcetto giusto compagno di primi piatti corposi. In zona eccelle sugli gnocchi al Castelmagno. Adagiato sui confini della Langa di Mondovì, è il territorio di Dogliani, dove il Dolcetto è protagonista assoluto. I bandi campestri del 1500 lo tutelavano e nessuno poteva vendemmiare quest’uva prima della festa di San Matteo. Oggi esistono scuole di pensiero diverse per la vinificazione del Dolcetto di Dogliani doc. Personalmente lo amo lontano dalla barrique, quindi tipico nei suoi profumi di mora, nei suoi richiami ai piccoli frutti neri; armonico, delicato fragrante, pieno e voluttuoso. Uno sposo ideale con i classici tajarin al sugo e sul coniglio alla cacciatora. A base di uva Dolcetto nasce il Dogliani Docg.