Moscato, aroma dolce che unisce l’Italia

Dossier 03 maggio 2010

Dalle Alpi alla Sicilia: dolci, frizzanti, spumanti, vendemmie tardive, passiti… In tavola con la pasticceria tradizionale o per un brindisi, ogni regione ha la bottiglia ideale

Un calice di passito di Pantelleria
Un calice di passito di Pantelleria

Zibibbo e Passito di Pantelleria, i reali di Sicilia

Un particolare tipo di moscato è quello coltivato in Sicilia e nelle isole poste a corona attorno alla regione. Il suo nome è Zibibbo e deriva dall’etimo nordafricano zibibb, che significa grappolo secco, infatti quando un migliaio di anni fa gli Arabi lo diffusero sull’isola di Pantelleria, si sviluppò un florido commercio di uva “passa” utilizzata da tutti i fornai italiani che impastavano pani speciali e panettoni. Oggi da Pantelleria arrivano due vini, il Moscato e il Passito di Pantelleria che rappresentano quanto di meglio questo vitigno sa esprimere: profumo fresco di fiori di arancio e fragranza di Mediterraneo; in bocca albicocca secca, buccia candita di agrumi, fichi e note mielate…che fanno di questi vini i partner più indicati con i dolci di ricotta, i cannoli, le cassate e i panettoni farciti di creme e cioccolato.


 
Grappoli di uva bianca
Grappoli di uva bianca

Uva bianca in Lazio, Puglia e Sardegna e nel profondo Nord si veste di rosso

Anche la Sardegna reclama la sua parte con il Moscato di Cagliari e di Sorso; la Puglia con il Moscato di Trani; il Lazio con il Moscato di Terracina, la Calabria con il Moscato di Saracena… Tutti i vini citati nascono da uve bianche. Esiste però un moscato a bacca rossa, da cui deriva un vino screziato di porpora, con note olfattive pronunciate di rosa e geranio. Siamo al cospetto dei Rosenmusmukateller altoatesini e trentini, ma anche difronte al Moscato di Scanzo diffuso soprattutto in provincia di Bergamo, dove il vino, trascorsi 18 mesi, esige di accompagnare con il suo vestito rosso rubino e il suo marcato retrogusto di mandorle.

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