Pasqua in Sicilia, una Passione senza limiti

Dossier 23 marzo 2010

Mistero, fede e spettacolo nel racconto dell’Isola che vive la Settimana Santa come rito collettivo. L’occasione per visitare una terra dove “la parola impossibile non...

I Giudei di San Fratello (Garozzo/Cuboimages)
I Giudei di San Fratello (Garozzo/Cuboimages)

Un’attesa febbrile prima della recita

“L’isola degli italiani esagerati” - la chiamava affettuosamente Enzo Biagi - “…dove la parola impossibile non esiste”, avrebbe aggiunto Stendhal. E davvero i due sembrano aver colto in diverse epoche l’anima della Sicilia, che ripassa fino all’ultimo il prezioso copione della Settimana Santa. Febbrili sono infatti i preparativi che anticipano i riti di Pasqua, liturgia che qui assume i contorni di un racconto collettivo, rigeneratore, tanto intimo quanto spettacolare. Ragazze vestite di bianco, diavoli in rosso, mestieranti incappucciati ed enormi statue lignee con braccia meccaniche; e ancora germogli benedetti all’ombra di sacri sepolcri e strade invase da squilli di trombe e catene tintinnanti. In Sicilia ogni paese, ogni città, rinnova a suo modo il legame con le origini della comunità nel rito del passaggio tra l’inverno e la primavera della vita, tra la morte e la resurrezione cattolica.


 
I Misteri di Trapani (Lombardo/Cuboimages)
I Misteri di Trapani (Lombardo/Cuboimages)

La tradizione barocca dei Misteri

Il Giovedi' Santo gli appuntamenti più suggestivi sono le Vare (enormi statue in legno) di Caltanissetta e la sfilata dei devoti in costume a Mazara del Vallo. 
Il Venerdì Santo è invece il giorno dei Misteri di Trapani, in cui i rappresentanti (da qualche tempo non più incappucciati) delle Associazioni dei Mestieri cittadini portano in processione venti gruppi scultorei raffiguranti le scene della Passione. Di gusto barocco sono anche le celebrazioni di Marsala, Delia (Cl), Enna e Caltanissetta, ma si deve risalire al periodo paleocristiano per scoprire le origini del Cristo delle fasce di Pietraperzia. In questo piccolo centro dell’Ennese i fedeli annodano lunghi nastri bianchi all’“anima di lu Signuri di li fasci", una trave in legno alta quasi dieci metri sovrastata da una croce, che potrà essere così tenuta in equilibrio nel rito collettivo del Venerdì.

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