Il giro dell'Italia dimenticata

Dossier 08 novembre 2010

Paolo Rumiz svela mappe e percorsi della penisola. Un viaggio alla scoperta della penisola nascosta e immaginata, per essere ancora viaggiatori

Italia Fisica/©Touring Editore
Italia Fisica/©Touring Editore

Quindici vecchie carte del Touring 1:200.000

massacrate di annotazioni, squinternate dall'uso, colorate da evidenziatori verdi, gialli e arancione dal Monte Rosa fino a Capo Peloro. Questa è la mia Italia. Una vita di viaggi fuori rotta, di incontri, di scarpe consumate, di tuffi al cuore. Le mappe, non le guide, contengono i sogni, e quelle mappe dalla copertina verde sono piene di sogni, perché le carte servono a immaginare una strada prima che a orientarsi. Le mappe informano; e per un miglior governo del Paese basterebbe che i politici le leggessero, per perdersi una volta tanto nella complessità della Penisola anziché nel chiuso degli studi tv.
Un viaggio nell'Italia minore. Non ce n'è mai stato tanto bisogno. L'unità del Paese trema anche perché la sua possente fisicità - fatta di fiumi, coste, montagne - sta uscendo dall'immaginazione. L'Italia inselvatichisce, si riempie di sterpaglia, ha bisogno del machete per essere attraversata fuori dalle grandi strade. Per questo parto, per battere i sentieri. E prima di partire collego i luoghi con un immaginario volo d'uccello. Penso che il canto di un gallo sui Nebrodi possa svegliare i galli dell'Aspromonte e ripercuotersi di pennuto in pennuto fino alle Alpi. Vedo un fuoco acceso sui monti sopra Genova dare un segnale ad altre montagne verso la Toscana, dove rispondono con altri roghi ancora, portatori di chissà quale annuncio verso Sud.


 
Sardegna /cc_sa_by fedewild
Sardegna /cc_sa_by fedewild

Potrei indicarvi mille strade di un favoloso Grand Tour, purché accettiate di perdervi in posti desueti come Papasìdero, Ripatransone o Tornavento di Lonate Pozzolo. Partite, mollate le grandi strade, non prenotate alberghi, lasciate che a orientarvi sia l'istinto e i consigli della gente. E prima di scegliere, masticate bene i nomi dei luoghi: spesso quelli più belli hanno un buon sapore. Cominciate, che ne so, da Lanusei in Sardegna. La vidi scintillare nella sera dalla costa, pareva una nebulosa, un tappeto di diamanti adagiato sulle feroci montagne dell'Est, a picco sulla costa del Tirreno disseminato di enormi vulcani sommersi. Lì è il Sud che ti chiama, perché oggi il viaggio dell'unità va fatto a partire da Sud, dalle terre dei normanni, degli arabi e dei greci. Risaliamola questa Italia, non scendiamola come per secoli hanno fatto i viaggiatori e gli eserciti d'Oltralpe. E allora ecco Marettimo, la più selvaggia delle Egadi, dove Garibaldi incontrò il pescatore che l'avrebbe guidato a Marsala. Le Rocche di Cusa, la cava dove i greci fecero le colonne di Selinunte, solitaria nel vento profumato di origano, con in sottofondo il canto dei muezzin di Mazzara del Vallo. E avanti, oltre la scarpata di Niscemi, su fino a Grammichele, trionfo del barocco siciliano, rifatta dopo l'apocalisse sismica del 1693. Fatevi una granita sui tavolini all'aperto dell'immensa piazza ispanica, e immaginatevi la scena finale della Cronaca di una morte annunciata di Garcia Márquez.


 
Aspromonte /cc_by piervincenzocanale
Aspromonte /cc_by piervincenzocanale

Cercate il bello, punite chi lo massacra. Per questo, risalendo le Calabrie, disertate le coste del cemento. Il Sud va visto a mezza costa, dunque salite senza paura a sentire la messa bizantina di Gallicianò, poi passate la notte al rifugio sull'Aspromonte gestito da Antonio Barca a Piani di Carmelìa, e fatevi raccontare le sue storie. Poi a Nord, per gioielli fuori rotta: San Nicola di Crissa, Cròpani, Santa Severina, Savelli, Cropalati, separati da boschi, santuari, fontane o fiumare selvagge coperte di oleandri. Perdetevi nel Pollino, su a Orsomarso e poi dentro la Gola della Gatta, uno dei posti con meno strade d'Europa.

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