Gli scenari mutano lungo il percorso: da quelli tipici della campagna toscana fino ai rilievi delle Colline Metallifere, dove il paesaggio rivela sempre di più la natura mineralogica del terreno. Fino a pochi anni fa qui si estraevano pirite, solfuri misti di piombo, rame e zinco.
È molto peculiare la cosiddetta valle del Diavolo, un’area geotermica un tempo coperta dai soffioni boraciferi e dai “lagoni”: emanazioni gassose da piccole cavità, generalmente piene d’acqua. Oggi la valle è occupata dagli impianti della Società chimica Larderello, da una grande centrale Enel, e dalla rete delle tubazioni lucenti che conducono i vapori alla centrale.
L’itinerario consigliato segue la statale 68 e raggiunge per prima Saline di Volterra, con la sua Salina di Stato e lo stabilimento dell’Eni, in un’area dove le miniere di salgemma erano sfruttate già in età etrusca. A ovest di Saline si trovano le cosiddette Moie Vecchie, caratterizzata dal secolare sfruttamento di polle d’acqua salsa (le “moie”, appunto) dalle quali si estraeva il sale facendo evaporare la salamoia in apposite caldaie.
L’itinerario prosegue lungo la statale 439. Raggiunge Pomarance e continua verso sud, lasciando vedere – in alto, a sinistra – la rocca di Sillano, attribuita a Giuliano da Sangallo.
Superato il monte Gabbri, la strada arriva a Montecèrboli – da dove si domina la valle del Diavolo e Larderello – e quindi a Castelnuovo di Val di Cècina.
L’itinerario lascia poi a sinistra una deviazione verso Gerfalco, Montieri e il villaggio di Niccioleta, un tempo noto per le sue miniere (ora chiuse) e memore di una strage di civili perpetrata dagli occupanti tedeschi nel 1944.
La meta, salendo dal Pian dei Mùcini, è Massa Marittima.