Nel 2003 l'Unesco ha riconosciuto al Sacro Monte di Varallo il diritto d'essere considerato Patrimonio dell'Umanità non solo per lo straordinario valore artistico e ambientale del suo complesso, ma anche per il movimento di fede e devozione che ne sostiene le sorti da secoli. Di fronte a un bene di tale valore, ciò che gli fa da sfondo rischia di passare inosservato e sarebbe un vero peccato perché la Valsesia invece è a suo modo unica. Il primo motivo d'eccezionalità si coglie proprio al suo ingresso, di fronte alle vigne del Gattinara, uno dei grandi vini piemontesi da uve Nebbiolo, come sottolineato dalla fascetta rossa della Docg. Superato Varallo, salendo verso la testata della valle, è invece un'altra tipicità a risaltare: quella di certe case di legno su basi di pietra; quella di un dialetto di timbro inconsueto; quella di una cucina e di un folclore di matrice oltralpina. L'alta Valsesia è infatti uno dei luoghi dov'è più viva la cultura dei Walser, la gente di stirpe germanica che nel Medioevo ha fatto di queste montagne la sua nuova patria. Infine, a suggello del discorso, si pone il Monte Rosa, con tutto quello che rappresenta in termini di natura e di attività sportive, d'estate con l'escursionismo e d'inverno con un carosello di piste per lo sci che non conosce confini fra le sue valli.