Tutto è rimasto com'era negli Anni Venti, quando questo negozio era già un'istituzione cittadina della cioccolata e dei cioccolatini, frequentata da una clientela quanto mai varia, nobili, intellettuali ed artisti. Torino è la prima città italiana ad aver conosciuto il cacao: correva l'anno 1559 e il merito va al duca Emanuele Filiberto di Savoia, frequentatore della corte di Spagna, dove questo prodotto era tra le più apprezzate novità d'oltreoceano. La tradizione cittadina ha il suo più popolare rappresentante nel gianduiotto - così battezzato in onore di Gianduia, la maschera locale - sotto l'egida del quale si realizza l'incontro del cacao con la nocciola Gentile delle Langhe (di necessità virtù, secondo voci mai accredidate, per via del prezzo inaudito raggiunto dal cacao ai tempi del blocco continentale imposto da Napoleone). Altri tre piccoli classici torinesi: il Cremino, una delicatezza costituita da due strati di pasta gianduia inframmezzati da una di cioccolato contenente nocciole, caffè o limone; l'Alpino, involucro di gianduia con ripieno di crema alcolica in segreta ricetta; il Grappino, cioccolato fondente e acquavite di vinaccia, con varianti al caffè e alla menta. Senza dimenticare, allargando lo sguardo, i celeberrimi Cuneesi, praline al rum composte da una stilla di crema al liquore racchiusa nella meringa e nel cioccolato fondente.