Orosei. Litorale, il nurage Gulunie /Michele Ruiu
Quando si fermò ad Orosei, attorno al 1920, D.H. Lawrence descrisse “una piccola città in rovina, battuta dal sole e abbandonata da Dio”. Oggi se ne trae invece un’impressione di cura e lindore, con il bianco delle pareti alternato a quello dei muri in pietra a vista; e le chiese e torri antiche che campeggiano all’interno di un centro storico dove i riadattamenti delle abitazioni non sembrano aver stravolto le strutture originarie. Quasi al centro della costa orientale della Sardegna, Orosei ha sfruttato sin dall’antichità (i romani vi fondarono Fanum Carisii) la breve piana intorno al fiume Cedrino. Popolato già in epoca nuragica, il territorio, che nel medioevo fu (insieme con Galtellì) uno dei due borghi della Baronìa posti a difesa del confine meridionale del giudicato di Gallura, si sviluppò anche dopo la conquista aragonese (1323) sotto le famiglie di feudatari che lo possedettero fino all’Ottocento. L’abitato crebbe d’importanza anche grazie alla presenza di un porto, poi decaduto, che fornì alla popolazione elementi di ricchezza: ne restano tracce nell’articolata struttura urbanistica del paese, nella straordinaria quantità di edifici religiosi e nelle architetture di antichi palazzi signorili.