da sapere
Bagnata dal Guadalquivir, sorge in un luogo indifendibile dal punto di vista militare, che ha causato un destino della città altalenante tra periodi di pace di eccezionale prosperità e rovinose fasi belliche.
Culla, tra l’VIII e l’XI secolo, di una delle civiltà più tolleranti d’Europa, con arabi, cristiani ed ebrei che convivevano pacificamente, è stata senza dubbio la lunga dominazione musulmana ad avere dato a Córdoba il volto peculiare che conosciamo. 22mila case, 800mila abitanti, 600 moschee, 900 bagni pubblici e 3 lingue ufficiali, sono numeri che raccontano bene lo splendore della Córdoba del X secolo, una città dove ancora oggi si respirano le fiabesche atmosfere esotiche delle “Mille e una notte”. Proprio la maestosità delle architetture arabe frenò l’impeto ricostruttivo-distruttivo che solitamente animava i cristiani nei territori riconquistati. La Mezquita-Catedral (moschea-cattedrale) ne è un esempio: nonostante alcuni elementi camuffati, come il minareto convertito in campanile, sono rimasti i ricami in pietra dei portali e la struttura dell’interno, diviso in ben 19 navate, da 850 colonne, ripartizione inusuale negli edifici cristiani.
Per vivere la Córdoba più vivace e divertente bisogna uscire dal “recinto” che delimita la zona turistica (la Catedral e la judería, il quartiere ebraico), lasciarsi alle spalle la città monumentale e immergersi nella animatissima vita andalusa, dove, al ritmo di chitarre e flamenco, si passa la serata con qualche “copas de tinto” e a rimpinzarsi di economicissime “tapas”.
Visitare Córdoba nelle prime due settimane di maggio significa fare un’indigestione di folclore andaluso: concerti di musica classica e spettacoli di flamenco durante il Festival de los Patios; goliardia allo stato puro, tanto vino, tapas, musica e corride alla Feria, una delle feste più divertenti di tutta Spagna.