Il primo nucleo del settore 'moderno' della reggia di Napoli fu iniziato (1600-1602) da Domenico Fontana a ridosso del primitivo Palazzo Vicereale, demolito nel 1843. Il palazzo, progettato in maniera grandiosa e in forme moderne, fu rinnovato in parte nell'interno e ampliato verso NE nel 1743-48. Arricchito da Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte con decorazioni e arredamenti neoclassici in parte provenienti dalle Tuileries, fu danneggiato da un incendio nel 1837 e restaurato da Gaetano Genovese. La *facciata. a tre ordini, lunga m 169, conserva in gran parte le forme originarie, tranne che nel portico le cui arcate, per motivi statici, sono state alternativamente murate (1753) da Luigi Vanvitelli e ornate con nicchie. Il cortile d'Onore, quadrato, a portico e loggia, è opera di Domenico Fontana ed è affiancato sulla d. dal lungo cortile del Belvedere, di origine seicentesca ma ampiamente ristrutturato da Gaetano Genovese. Parallelo a questo è il raccolto cortile delle Carrozze, adiacente alle Scuderie neoclassiche, dal quale si passa ai Giardini Reali, impiantati nel sec. XIX su quanto rimaneva dell'antico parco reale angioino; sul fondo, una rampa conduce alle Scuderie tardo-settecentesche. All’interno si trova la *Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III, la principale dell'Italia meridionale, sistemata nell'*appartamento delle Feste, costruito da Gaetano Genovese (1837-48) e decorato da pittori e ornamentisti dell'Accademia napoletana. La Biblioteca trae origine dal fondo farnesiano ereditato da Carlo di Borbone, cui furono in seguito unite molte altre biblioteche storiche; venne aperta al pubblico nel 1804 nel palazzo degli Studi. Nel 1927 fu inaugurata l'attuale sede, dove vennero uniti altri importanti fondi. La biblioteca conserva attualmente oltre 2 milioni tra volumi e opuscoli, 4563 incunaboli, 32950 manoscritti, 5523 cinquecentine, 1788 papiri ercolanesi, 1835 periodici correnti e 5499 spenti, 14 123 tra stampe, disegni e fotografie. Tra i manoscritti più preziosi segnaliamo i membranacei dal sec. V al Rinascimento (due *Evangeliari purpurei, uno del V e l'altro del IX; frammenti biblici in dialetto copto, del V; il «Dioscoride» del VI; il «S. Girolamo» in onciale del VI; *Evangeliario greco miniato dell'XI). Notevolissimi i manoscritti in scrittura beneventana e, tra i miniati, un considerevole gruppo di codici di scuola italiana, francese e fiamminga dei secoli XV e XVI, tra i quali: la *«Flora», il «Libro d'Ore» di Alfonso I d'Aragona, il «Libro d'Ore» di Ferrante I d'Aragona, il Messale del cardinale di Toledo).