De Chirico Il figliol prodigo/©MdelNovecento
Nuovo spazio museale del Comune di Milano dedicato all’arte del XX secolo. Il Museo del Novecento si estende su una superficie di 8.200 mq di cui 4mila dedicati allo spazio espositivo. Quattrocento le opere in mostra, tutte appartenenti alle Civiche Raccolte Artistiche del Comune di Milano, in percorso complesso ed articolato che parte dal Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo e scopre allo spettatore gli episodi più significativi dell’arte del secolo breve, concentrandosi in modo particolare sulle correnti milanesi.
La sala “delle Colonne” è dedicata a Umberto Boccioni, prima di otto monografie che vedono protagonisti Giorgio Morandi, Arturo Martini, Giorgio de Chirico, Fausto Melotti, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Marino Marini. Passato il Futurismo e le sale monografiche di de Chirico, Morandi e Martini, ci si immerge nel Novecento italiano con l’arte degli Anni Venti e Trenta, con opere di Mario Sironi, Carlo Carrà, Virgilio Guidi, Piero Marussig, Felice Casorati. Seguono l’Arte Monumentale e Antinovecento con opere tra gli altri, di Renato Birolli, Aligi Sassu, Massimo Campigli, Scipione e Filippo De Pisis. Chiude la manica lunga del secondo piano una sezione di opere degli anni trenta di Fausto Melotti e di astratti comaschi. A Lucio Fontana è stato dedicato il salone della torre dell’Arengario. Da qui, ultimo piano della torre, ci si affaccia su piazza del Duomo godendo di una vista panoramica che abbraccia la piazza e la Cattedrale. Al terzo piano, si trova una sala dedicata ad Alberto Burri e alle opere degli anni Cinquanta dei maggiori maestri italiani quali Emilio Vedova, Giuseppe Capogrossi, Gastone Novelli, Osvaldo Licini, Tancredi Parmeggiani, Carla Accardi. La sezione conclusiva, oltre 1200 metri quadri situati nella manica lunga al secondo piano di Palazzo Reale e collegati all’Arengario da una passerella sospesa, è dedicata agli anni Sessanta e termina con senza titolo (Rosa nera) del 1964 di Janis Kounellis. Di rilievo gli spazi riservati all’Arte Cinetica e Programmata e nuove figurazioni dal Realismo esistenziale alla Pop Art. La fine del percorso espositivo è dedicato all’Arte Povera e a Luciano Fabro.