Descrizione
È una delle più piccole regioni italiane, terzultima per popolazione. Compresa tra Puglia, Campania e Calabria, si affaccia allo Jonio, sul golfo di Taranto, e per breve tratto al Tirreno nel golfo di Policastro.
Prevalentemente montuosa (i terreni pianeggianti equivalgono all'8%), include a ponente alcuni elevati massicci incavati da conche, continuazione del sistema orografico campano, al centro e a settentrione rilievi con altitudini inferiori ai 2000 metri (Volturino m 1836) e a mezzogiorno le montagne più cospicue (Sirino m 2005, Pollino m 2248); l'antico apparato vulcanico del Vùlture (m 1326), nella parte settentrionale della regione, si alza imponente avvolto da un'intensa vegetazione di vigneti e ulivi, sovrastati da castagneti e, ancora più in alto, da cerri e faggi. Nella parte orientale, argille, marne e sabbie di terre di minori altezze declinano, solcate dai larghi fondivalle dei fiumi Sinni, Agri, Basento e Bràdano, verso l'uniforme riva di sabbie dello Jonio.
I dati della ripartizione della forza lavoro rivelano il prevalere dell'attività agricola, che permane nonostante le caratteristiche sfavorevoli dei suoli, le irregolarità idrologiche e climatiche, la carenza di infrastrutture, il frazionamento delle proprietà nelle zone di bonifica. Cereali, barbabietole da zucchero, patate, ortaggi nei fondivalle, ulivo, vite e, di sviluppo recente sul litorale jonico, frutta costituiscono le produzioni principali. Alle attività tradizionali di trasformazione dei prodotti agricoli si sono aggiunti, in decenni recenti, gli insediamenti industriali di Potenza e Matera, sul litorale jonico e, ultimamente, di Melfi, oltre a quelli ben noti, chimici e meccanici, della valle del Basento tra Ferrandina e Pisticci e della Val d'Agri, legati alla presenza di giacimenti di idrocarburi. Prodotti di pregio dà tuttora l'artigianato (tessuti a mano, terrecotte, legni intagliati), peraltro in declino. Il turismo, specie quello balneare, ha trovato agevolazione nel miglioramento della viabilità (litoranea jonica, superstrada basentana) e nella bonifica.
Incide sul volto della regione lo sviluppo delle zone litoranee e di fondovalle a scapito dei vecchi centri ritratti sulle elevazioni: è, a plurisecolare distanza di tempo, il fenomeno inverso allo spopolamento delle città costiere della Magna Grecia, per dissesti idrogeologici, malaria, sconvolgimenti storici.
Popolazione
Economia
Storia
La riviera jonica fu raggiunta dall'irradiazione della cultura greca nei sec. VIII e VII a.C., con la fondazione delle città di Metaponto e Siris, poi Eraclea. Provenendo dall'interno, i lucani dalla fine del sec. V si sovrapposero alle popolazioni elleniche. In epoca imperiale romana (i lucani si erano alleati o sottomessi a Roma nel 298 a.C., ma la conquista della regione dovette essere ripetuta dopo il passaggio in Italia di Pirro, che a Eraclea riportò una delle sue proverbiali vittorie, 280 a.C.), il territorio fece parte della regione Lucania et Bruttii. Lo spopolamento delle città della pianura e l'installarsi della malaria coincisero con i secoli di crisi dell'assetto imperiale romano. I longobardi unirono parte dell'attuale regione al ducato di Benevento, poi (847) quasi tutta al principato di Salerno.
Il dominio bizantino (sec. IX-X) fu ripristinato al tempo della dinastia macedone (dal nome del governatore bizantino, il basilikos deriva il nome Basilicata; la denominazione storica Lucania era stata ripristinata nel 1932 e durò fino alla repubblica). Nel castello di Melfi, primo baluardo normanno, Niccolò II fece Roberto il Guiscardo duca di Calabria e di Puglia (1059); nello stesso luogo un'assemblea feudale rese omaggio a Ruggero II, che si apprestava a cingere la corona regale (1129), e Federico II di Svevia promulgò in un `parlamento' le Constitutiones regni Siciliae (1231), strumento giuridico multisecolare della monarchia meridionale. Nell'ambito di questa, essendo la capitale prima a Palermo poi a Napoli, la regione, che ne seguì le sorti, si trovò periferica e isolata, nelle mani del baronato.
Per sette secoli, succedendo dopo i normanni e gli svevi, Angiò, Aragona, francesi, spagnoli, Borbone, nella Basilicata appartata giunsero ripercussioni o echi: dei contrasti dinastici angioini (forse Giovanna I morì, fatta assassinare da Carlo di Durazzo, nel castello di Muro Lucano, 1382), dei moti napoletani antispagnoli detti di Masaniello (1647-48), del rinnovamento culturale illuminista nel sec. XVIII, delle idee rivoluzionarie francesi che precedettero le armate napoleoniche, dei fermenti risorgimentali con associazioni liberali, moti, carcerazioni politiche. L'unione al regno d'Italia avvenne nel 1860.
Arte
La Basilicata ha dato abbondante materiale archeologico relativo alla protostoria e all'antichità classica, raccolto in parte nei musei di Potenza, Matera, Melfi, Metaponto e della Siritide. Scarsi invece i monumenti superstiti sia greci (le Tavole palatine e altri resti a Metaponto) sia romani (anfiteatro di Venosa).
Nel medioevo, artisticamente il periodo più vivace, la regione accolse forme e stimoli, in architettura e in scultura, da Puglia, Campania, Sicilia e fin dalla Francia. Nel momento romanico (sec. XI-XIII), sono ispirati a modi francesi i due massimi monumenti, l'Abbazia della SS. Trinità a Venosa e la Cattedrale di Acerenza; pugliese è invece il Duomo di Matera, di influenza sicula il campanile del Duomo di Melfi; ancora richiami francesi si riscontrano nel castello di Lagopésole, residenza di caccia di Federico II. Fra i monumenti gotici (sec. XIII-XIV) si segnalano la Cattedrale di Rapolla, il Duomo di Atella, il campanile della Cattedrale di Irsina, la chiesa di S. Giovanni a Matera.
Deboli gli echi del rinascimento, ma sono presenti alcune pitture veneziane: un Lazzaro Bastiani a Matera, un Cima da Conegliano a Migliònico. In età barocca ogni manifestazione artistica ebbe impronta napoletana.
Natura
Territorio di transizione tra la dorsale principale dell’Appennino e l’altopiano delle Murge pugliesi, la Basilicata si presenta con paesaggi di notevole rilevanza naturalistica. Al centro dell’attenzione si pone il Parco nazionale del Pollino, disegnato a cavallo del confine con la Calabria. Il versante lucano del parco, cui si accede agevolmente da Rotonda e Terranova del Pollino, è dolce e boscoso, ideale per passeggiate all’ombra di querce, castagni e faggi, dove sono di casa il capriolo e lo sparviere, salvo salire in alta quota, dove svetta il maestoso pino loricato e veleggia l’aquila reale. Unico nel suo genere è invece il Parco della Murgia Materana, che tutela un territorio d’interesse: archeologico, per gli innumerevoli insediamenti rupestri, dalla preistoria all’età bizantina; storico, per le testimonianze della tradizione rurale lucana; naturalistico, per lo spettacolo offerto da questo particolarissimo ambiente al confine tra Basilicata e Puglia.
Enogastronomia
Lucania – dal latino lucus, ‘bosco’ – è l’antico appellativo che rende merito al patrimonio ambientale della Basilicata. Quel che ne deriva è una straordinaria rassegna di prodotti tipici: salumi, come la soppressata di Rivello; formaggi, come il pecorino di Filiano e il canestrato di Moliterno; ortaggi e legumi di montagna, come i fagioli di Sarconi; pane cotto in forno a legna, come a Matera; olio extravergine d’oliva, in rappresentanza della collina assieme al vino, che ha come campione l’Aglianico del Vulture. Quanto alla cucina di mare, fa scuola Maratea, con una zuppa di pesce che richiede esclusivamente pesce di scoglio, a partire dallo scorfano rosso, meglio conosciuto come pesce capone, dalla polpa che gli intenditori paragonano a quelle dell’aragosta; la vera particolarità della zuppa alla maratiota sta tuttavia nell’uso del peperone rosso, dolce o piccante, ingrediente imprescindibile alla cucina lucana, prodotto a livelli inimitabili nelle valli del Sinni e dell’Agri, specie in quel di Senise, alle falde del Pollino.
PIATTI DELLA TRADIZIONE
Agnello e funghi
Baccalà e peperoni cruschi
Cavatelli e cime di rapa
'Ciammotta'
Cotechinata
Favette e Cicoria
Fusilli con la mollica
Grano al ragù
Lagane e Ceci
Pane cotto
Panzerotti
Ravioli
Riso e funghi
Strascinati con l'Intoppo
Torta di latticini
Zuppa di pesce
Artigianato
I mercatini dell’antiquariato che si svolgono nei due capoluoghi – a Matera, la prima domenica del mese; a Potenza, la seconda domenica del mese – offrono agli appassionati l’opportunità di un primo contatto con l’artigianato lucano. L’esposizione comprende in ordine sparso: mobili di Vietri, in legno di castagno o di noce, e oggetti torniti, come le belle tabacchiere di Barile; ceramiche e porcellane, soprattutto dai centri del Vulture, come Lavello, Melfi e Venosa, dove la produzione è ancora fiorente; lavori di ferro battuto o di rame a sbalzo, della rinomata scuola di Rivello e Tricarico; oggetti di devozione popolare, ancora molto viva, dai crocifissi intagliati alle statuine votive. Degna di particolare nota è la realtà dei Sassi di Matera, che fanno da sfondo a una rinascita artigianale sostenuta dal crescente flusso turistico: tra gli articoli più caratteristici, presepi in cartapesta che si ispirano allo scenario dei Sassi e certi curiosi fischietti di terracotta detti ‘cucù’.
PRODOTTI ARTIGIANALI
I Metalli
I Tessuti
Il Legno
Il Ricamo e i Merletti
La Terracotta