Descrizione
La regione costituisce l'estremità meridionale della penisola italiana, essa stessa lunga penisola fra Tirreno e Jonio. Ristrette pianure coprono meno del 9% della superficie (piane di Sìbari, Sant'Eufemia, Gioia), il resto è montagna.
I rilievi hanno struttura peculiare: dorsali addolcite o spianate in alto, con valli aspre alle pendici, in fondo alle quali si allargano le "fiumare", letti di ciottolame di impetuosi torrenti, per la maggior parte del tempo quasi senz'acqua, fioriti di oleandri. A settentrione l'orografia calabrese si salda all'asse montano peninsulare col gruppo del Pollino m 2267, dal quale si prolunga verso sud lungo il Tirreno la Catena Costiera, con altitudini tra i 1300 e i 1500 metri. A oriente si alza, separata dal solco dell'alto corso del fiume Crati, l'acrocoro selvoso della Sila, che ha la massima quota nel monte Botte Donato m 1928 e che è il nucleo principale del sistema montuoso regionale. A sud dell'istmo tra i due golfi di Sant'Eufemia e di Squillace, il rilievo continua con la catena delle Serre (m 1000-1400), collegata al massiccio dell'Aspromonte (Montalto m 1955), ultima montagna della penisola.
Dalle cifre della ripartizione degli occupati risulta che la regione ha tuttora una cospicua percentuale di addetti all'agricoltura, tra la più alte del Paese, e la più bassa quota di addetti all'industria, mentre resta al terziario una porzione moderatamente superiore alla media nazionale. Su questa struttura economica e sociale gravano l'alta percentuale di disoccupati (tra le più elevate in Italia) e il livello esiguo dei rendimenti agricoli. L'agricoltura infatti è sfavorita dall'orografia; i migliori risultati si ottengono con le colture specializzate nelle zone costiere o semipianeggianti. Le coltivazioni annoverano agrumi, fra i quali esclusivo il bergamotto, uliveti, cereali, ortaggi, vigne, castagni, fichi (Cosenza); di diffusione più recente le colture in serra e i fiori. La silvicoltura - importante specialmente quella silana - contribuisce alla formazione del reddito regionale col legname da costruzione.
Lo sforzo di industrializzazione, perseguito dalla mano pubblica nello spirito della politica meridionalista, ha avuto risultati incerti; il centro industriale più importante è Crotone, da qualche tempo in situazione di difficoltà; altri insediamenti industriali sono a Vibo Valèntia Marina, Catanzaro Marina, Lamezia, Praia a Mare (il centro siderurgico progettato per Gioia Tauro è stato sostituito da un dinamico porto e da una centrale per la produzione di energia).
Singolari attività locali sono quelle legate agli estratti di agrumi e, nella zona dello Stretto, ai distillati di bergamotto e di gelsomino. Nota è la pesca del pesce spada, praticata tra Palmi e Scilla, ma la regione nel complesso non copre che l'1,7% della produzione ittica nazionale. L'artigianato dà ceramiche, legni intagliati, arazzi, tappeti in parte di ispirazione orientale, coperte, tessuti a mano. Di recente crescita il turismo, soprattutto quello balneare sui lunghi litorali, favorito anche da notevoli opere di viabilità, quali l'autostrada che, in proseguimento della rete nazionale, percorre la regione da nord a sud per Castrovìllari e Cosenza sino a Reggio di Calabria, la strada dei Due Mari e la superstrada della Sila.
Popolazione
Economia
Storia
Nell'antichità la regione era una parte della Magna Grecia: furono colonie greche Sìbari, Crotone, Caulonia (Monasterace Marina), Locri Epizephyri, Medna (presso Nicòtera), Ipponio (Vibo Valèntia), Rhegion (Reggio). I consoli di Roma celebrarono il trionfo su Lucania e Bruzio - Bruzio è il nome antico della Calabria - nel 273-272 a.C.; la conquista era stata conseguenza dell'aiuto prestato dai bruzi a Pirro d'Epiro, passato in Italia in appoggio ai greci di Taranto, ma si rinsaldò solo dopo la seconda guerra punica, schieratisi i bruzi con Annibale.
Nella divisione augustea la penisola faceva parte della regione Lucania et Bruttii. L'unità territoriale fu spezzata dai longobardi che acquisirono il Cosentino al ducato di Benevento, poi (847) al principato di Salerno; il resto della regione era rimasto bizantino, con a Reggio la strategia del thema di Calabria (la terra comincia a essere designata con questo nome nella seconda metà del sec. VII o agli inizi dell'VIII).
Nella prima metà del sec. IX gli arabi occuparono gran parte delle coste e infestarono l'interno, ma poi con Niceforo Foca i bizantini ristabilirono la loro sovranità su tutta la regione (sec. IX-X): è l'epoca del monachesimo basiliano e dell'impronta bizantina di cui ancora si vedono le tracce. La conquista normanna avvenne nel sec. XI; così la regione entrò a far parte della più ampia unità politica dell'Italia meridionale, di cui seguì le vicende senza esserne protagonista (la cronologia vede succedersi, dopo i normanni, gli svevi dal 1198, gli Angiò dal 1266, gli Aragona dal 1442, i viceré spagnoli di Napoli dal sec. XVI, gli Asburgo e i Borbone nel XVIII).
Pesarono sempre la perifericità, l'isolamento e il baronato feudale. Solo Cosenza conobbe, nel sec. XIV, prosperità e una certa autonomia, come più tardi una fioritura culturale (sec. XVI) quando Bernardino Telesio illustrò l'accademia della sua città. Nacque in Calabria Tommaso Campanella, l'autore della Città del Sole, utopica descrizione di uno stato ideale.
Nel 1799 il cardinale Fabrizio Ruffo, da San Lucido, vicario generale del cacciato re di Napoli, sollevò la Calabria e, con le sue bande sanfediste, prese Napoli dove si era costituita la repubblica partenopea; nel decennio napoleonico (1806-1815), regnando a Napoli Giuseppe Bonaparte e poi Gioacchino Murat, la situazione di confine della regione (la Sicilia era rimasta ai Borbone, sotto la protezione britannica) favorì il brigantaggio filoborbonico; nel castello di Pizzo, il 31 ottobre 1815 i borbonici fucilarono Murat, improvvidamente sbarcato nella speranza di un'impossibile sollevazione; durante la restaurazione vi fu una notevole diffusione della carboneria, ma il moto rivoluzionario sperato da Mazzini mancò quando arrivarono con pochi compagni i fratelli veneziani Attilio ed Emilio Bandiera, presto catturati e fucilati presso Cosenza.
Nel 1848 si ebbe invece un'insurrezione contadina, ma il regime borbonico crollò solo dodici anni più tardi quando i garibaldini percorsero la Calabria avanzando verso Napoli e la regione si unì all'Italia (1860).
Arte
Il patrimonio archeologico del Museo di Reggio di Calabria - nel quale sono custoditi anche i celebri bronzi greci di Riace - nonché delle raccolte minori di Sìbari, Crotone, Catanzaro, Locri, Vibo Valèntia e Cosenza, documentano della cultura artistica antica della regione; scavi tuttora in corso hanno liberato resti cospicui di Locri greca; una colonna dorica del santuario di Hera Lacinia è ancora in piedi in riva al mare a capo Colonna presso Crotone; ruderi della greca Sìbari e di Copia romana sono visibili nella piana del Crati, mura greche a Vibo Valèntia e sul lungomare di Reggio. Rovine romane di terme (Reggio), teatri (Gioiosa Jonica), ponti sono altresì presenti.
Peculiari della regione e connessi alla lunga dipendenza da Bisanzio sono le preziose testimonianze bizantine: dall'Oriente greco proviene certamente l'evangeliario purpureo di Rossano (sec. VI); forme architettoniche bizantine si ritrovano in edifici dei sec. IX-XII, quali il Battistero di S. Severina, le cupole della Cattolica di Stilo e di S. Marco a Rossano; altrove elementi bizantini coesistono con altri romanici, come nella Roccelletta presso Squillace, nelle cattedrali di Gerace e di Tropea. Gotiche - lo stile arrivò nella regione durante il sec. XIII - si costruirono varie chiese tra le quali la Cattedrale di Cosenza e S. Maria di Altomonte.
Più che a edifici, come il S. Michele di Vibo Valèntia, il ricordo del rinascimento è affidato a sporadici dipinti quali gli Antonello da Messina di Reggio e il Bartolomeo Vivarini di Morano Calabro e alle sculture di ambito culturale napoletano e, poi, ad altre dovute al palermitano Antonello Gagini. Nei sec. XVII-XVIII per riparare ai danni di terremoti si verifica una ripresa dell'attività costruttiva in chiese, edifici monastici (Certosa di Serra San Bruno), palazzi baronali, svoltasi nel gusto barocco di matrice napoletana.
Alla pittura napoletana del '600 la Calabria dà il vigoroso Mattia Preti, di Taverna; al futurismo il pittore e scultore Umberto Boccioni, di Reggio.
Natura
Una situazione ambientale davvero unica: 780 chilometri di coste, che si allungano tra due mari a breve distanza, e la dorsale dell’Appennino, che innalza in successione tre possenti rilievi: Pollino, Sila e Aspromonte. Dei tre parchi nazionali corrispondenti, merita sottolineatura la varietà di paesaggi di quello mediano, suddiviso in tre settori: a nord, la Sila Greca, cosiddetta per la presenza di comunità albanesi; al centro, la Sila Grande, con la massima elevazione (1919 metri), e a sud, la Sila Piccola. Territori di ricchezza forestale straordinaria in un crescendo che passa dalla macchia mediterranea al bosco di pino laricio fino alle faggete delle quote più alte. All’opposto, la Riserva marina di Capo Rizzuto, che tutela il promontorio più orientale della costa ionica: affascinante, il paesaggio del litorale, punteggiato da fortificazioni medievali, sullo sfondo della macchia mediterranea, ma addirittura spettacolari i fondali per colori e ricchezza di pesce.
Enogastronomia
Proprio dai parchi nazionali, a dimostrazione che la tutela non interferisce con le tradizionali attività agropastorali, giungono alcuni dei più apprezzati prodotti tipici calabresi. Il caciocavallo Silano Dop, per esempio, specie se prodotto da latte di vacca Podolica, bovino dai caratteri primitivi, con mantello grigio e grandi corna a lira, che resiste solo in pochi ambienti montani del Mezzogiorno. Oppure i salumi – capocollo, pancetta, salsiccia e soppressata, anch’essi tutelati dalla Dop – specie se prodotti da carni di maiale nero calabrese, d’antica razza locale. Doveroso è anche un cenno al peperoncino rosso che fin dal Sette-Ottocento ha trovato in Calabria la sua piccola patria italiana: oggi rosseggia sulla superficie di taralli e friselle, nei piatti di carne come nella rosamarina; viene impiegato a piene mani tanto nei salumi, soprattutto nella morbida ’nduja, quanto nei formaggi, ricotte e pecorino in special modo. Sullo sfondo, olio d’oliva e vini, forti di una tradizione che rimanda alla Magna Grecia.
PIATTI DELLA TRADIZIONE
Bocconotti di Mormanno
Capretto farcito
'Crucette' di Amantea e Belmonte
'Cuccìa'
'Maccaruni'
Melanzane
Melanzane 'a scapece'
Minestra maritata
'Morseddhu'
Mostaccioli di Soriano
'Mùstica'
Palloni di fichi di guardia Piemontese
Peperoni
Pesce spada
'Pitta'
'Pittanchiusa'
Polpette
'Sagne chine'
Sarde 'a scapece'
'Tiana'
Torrone gelato
Artigianato
La ceramica è la forma più viva dell’artigianato calabro e Squillace è la località che le fonti storiche indicano come suo centro d’irradiazione. Caratteristica locale è la tecnica dell’ingobbio, che consiste nel rivestire il manufatto di un velo di argilla bianca che viene poi decorato a graffio con una punta, determinando dopo la cottura un disegno di colore rosso scuro. La produzione odierna – vivace anche a Locri, Bagnara Calabra, Gerace e Sibari – spazia dagli oggetti d’uso corrente alla ceramica d’arte. I pezzi di maggiore interesse sono quelli in cui gli artigiani si ispirano alle forme della Magna Grecia. Vivace è anche il settore del legno, dai mobili rustici alle pipe in radica, ben rappresentati nel contesto del mercatino Antiqua, che si tiene ogni primo fine settimana del mese a Reggio di Calabria nella bellissima cornice del Lido Comunale. Occasione propizia, per trovare anche qualche oggetto di oreficeria d’epoca, proveniente dalle botteghe di Crotone, San Giovanni in Fiore e Rossano Calabro.
PRODOTTI ARTIGIANALI
Il Legno
La Ceramica
La Tessitura
L'Oreficeria