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Il golfo di Napoli
Il golfo di Napoli

Descrizione

Occupa meno di un ventesimo del territorio nazionale e, per entità di popolazione, viene seconda solo alla Lombardia, con una densità fra le più alte delle regioni italiane. Si affaccia al Tirreno tra il fiume Garigliano e il golfo di Policastro, delimitata nell'interno da una linea irregolare che la separa da Lazio, Molise, Puglia e Basilicata.
Alla fascia litoranea, prevalentemente pianeggiante ma comprensiva anche di rilievi vulcanici (monte S. Croce m 1005, Campi Flegrei, Vesuvio m 1281) o di origine sedimentaria (monti Lattari nella Penisola sorrentina, con il monte S. Angelo a Tre Pizzi m 1443 come massima cima), si contrappone la parte interna montuosa, frammentata in massicci (gruppo del Matese con la vetta del monte Miletto m 2050; gruppo dei Picentini con il monte Polveracchio m 1790; monti Alburni con l'omonima punta m 1742; monte Cervati m 1898 nel Cilento) separati da bacini interni (Benevento, Avellino). Fiumi principali sono i tirrenici Garigliano, Volturno e Sele, i cui corsi non sono tuttavia che in parte campani; al versante dell'Adriatico vanno le acque di Fortore e Òfanto.
Il paesaggio è di grande varietà, specialmente attorno ai golfi di Napoli e di Salerno: l'alternarsi di piano, collina e monte, la frastagliata costa, il rigoglio della vegetazione, il mare luminoso, le isole di Capri, Ischia e Pròcida creano vedute, scorci, siti mai impari alla celebrata rinomanza.
La struttura economica e sociale rivela l'importanza dell'agricoltura e il limitato peso dell'industria; va inoltre aggiunto che la Campania è la terza, dopo Calabria e Sicilia, fra le regioni italiane a più alta disoccupazione. Quanto all'agricoltura, la celebrata fertilità si concentra nelle zone di antica tradizione contadina, come la Terra di Lavoro e l'agro sarnese-nocerino, in cui prevalgono le coltivazioni orticole (sovrano il pomodoro); a queste si sono affiancate le piane di recente bonifica del Sele e del basso Volturno-Garigliano - ove accanto a quelle orticole è praticata la coltura dei cereali - mentre altri terreni pianeggianti interni, come la valle Caudina e il Vallo di Diano, hanno rendimenti unitari inferiori. Le statistiche documentano di solide posizioni regionali nel quadro agricolo nazionale: primo posto nella produzione delle mandorle (43% del totale italiano) e della patata (24.6%), secondo in quella delle pesche (27%).
L'industria è concentrata soprattutto intorno a Napoli e a Salerno; l'impegno meridionalista dei decenni passati ha portato alla realizzazione dei complessi siderurgici di Bagnoli e di Torre Annunziata, meccanici di Pozzuoli, automobilistici e aeronautici di Pomigliano d'Arco e di Avellino; è noto che il primo, dato lo stato di crisi generale della siderurgia, è stato dismesso, mentre tutti gli altri comparti devono affrontare una situazione non priva di difficoltà. Sono caratteristici, fra le produzioni artigiane, cuoi e pelletterie a Napoli, la lavorazione di corallo, madreperla e avorio a Torre del Greco, l'intarsio a Sorrento, la ceramica a Vietri sul Mare, Cerreto, Ariano.
Grande polo commerciale e centro d'affari è Napoli, importante porto mediterraneo specie per il movimento passeggeri, ma solo terzo scalo della costa tirrenica e nono in Italia per movimento merci. Per arte, archeologia, bellezze naturali, prestigiosi soggiorni, la regione riunisce alcune delle mete turistiche più celebri e frequentate, in Italia e nel mondo.

Popolazione

Economia

Storia

Dopo aver fondato un emporio sull'isola d'Ischia a metà sec. VIII a.C., coloni greci si stabilirono sulla costa campana nella seconda metà dello stesso fondando Cuma, poi Palaepolis o Parthenope (sec. VII), infine Neapolis (Napoli, sec. V). Altre correnti migratorie greche diedero vita a Posidonia (Paestum, 600 a.C.), Elea (Velia, 540 a.C.), Dicearchia (Puteoli, 531 a. C.). Nella fertile pianura dell'interno si ebbe invece l'espansione meridionale degli etruschi che, dapprima collocata cronologicamente nel sec. VI a.C. in funzione dei commerci e del controllo dei greci, viene oggi fatta risalire addirittura all'età del Ferro (sec. IX a.C.).
Se abbondantissime sono le tracce della presenza etrusca, che si spinse fino al Vallo di Diano, l'unica data certa di questa colonizzazione è la fondazione fra IX e VIII sec. a.C. di Capua (Santa Maria Capua Vètere): le fonti antiche parlano di una dodecapoli etrusca anche in Campania - sulla falsariga della `federazione' di 12 città nell'Etruria propriamente detta - ma tuttora argomento di dibattito è il ruolo giocato da quel popolo in centri come Pontecagnano, Pompei, Nocera, Ercolano. Capua si diede a Roma nel 343 a.C. per avere protezione dai sanniti, che nel sec. V a.C. si erano affacciati minacciosi dai monti e che avevano contribuito a mettere in crisi il dominio etrusco già colpito dalla sconfitta nella battaglia di Cuma (474 a.C.) a opera dei greci, e la difesa della Campania fu la prima motivazione delle guerre sannitiche e della romanizzazione della regione; la Campania felix, prediletta dagli imperatori per la bellezza dei luoghi, dalla ripartizione regionale augustea fu unita al Lazio.
L'unità territoriale si scompose al tempo longobardo: gran parte dell'entroterra appartenne al ducato di Benevento (571), che più tardi assorbì anche Salerno; nell'846, tuttavia, quest'ultima si costituì in principato autonomo e un altro principato longobardo si formò a Capua. Sopravviveva intanto l'ordinamento bizantino nel ducato di Napoli, mentre Amalfi, sottrattasi ai longobardi, traeva prosperità dai traffici marittimi, vivendo la sua stagione di Repubblica Marinara (sec. X-XI). Un duca di Napoli, per l'aiuto prestato contro i longobardi, concesse (1030) al normanno Rainulfo Drengot la contea di Aversa, primo territorio italiano di quei guerrieri, che nel giro di non molti decenni divennero i padroni della Campania (Capua 1059, Salerno 1077, Amalfi 1137, Napoli 1139) e di tutta l'Italia meridionale.
Le vicende della Campania si fusero allora con quelle del Regno meridionale (successivamente di Sicilia, di Napoli e delle Due Sicilie). Si susseguirono su quel trono normanni, svevi (dalla fine del sec. XII), Angiò (dal 1266) e Aragona (dal 1442). La «crisi della libertà italiana», con la facile pur se effimera conquista di Carlo VIII di Francia (1494) e la guerra franco-spagnola, portò alla soggezione alla Spagna (1503-1707) e poi all'Austria (1707-1734), che governarono tramite un viceré. Assegnato il regno a Carlo di Borbone, pronipote del Re Sole e figlio di una Farnese, il periodo borbonico, salvo le interruzioni della rivoluzionaria Repubblica partenopea (1799) e dei regni napoleonici di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat (1806-1815), durò dal 1734 fino al trionfale ingresso in Napoli di Giuseppe Garibaldi (7 settembre 1860). Un plebiscito sancì l'unione della regione al regno d'Italia, sotto il quale prese corpo la famosa «questione meridionale».
Notevole fu il tributo di emigrati pagato dalla regione soprattutto nei primi anni del '900, spaventose le distruzioni del secondo conflitto mondiale - la Campania si trovò, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, sulla linea del fronte tedesco-anglo-americano - cui seguirono, a partire dagli anni '50 del '900, i tristemente noti scempi urbanistici, riconoscibili non solo nel capoluogo regionale ma anche nei Campi Flegrei: ne è inquietante monito la conurbazione attorno al Vesuvio. Pesantissimi il tributo in vite umane e i danni materiali subiti dalla regione a seguito del terremoto del novembre 1980, ferite in certi casi non ancora totalmente rimarginate.

Arte

L'antichità classica ha in Campania testimonianze uniche, quali i complessi archeologici di Paestum, Cuma, Pompei, Ercolano, gli anfiteatri romani di Pozzuoli e Santa Maria Capua Vètere, le rovine del Palatium imperiale di Baia, l'Arco di Traiano a Benevento, le ville capresi, il ponte di Sessa Aurunca, le opere nei musei, fra i quali l'archeologico nazionale di Napoli si distingue come uno dei maggiori al mondo (notevoli, però, anche quelli di Paestum, Capua, Benevento, Salerno).
Dell'arte paleocristiana si hanno monumenti come il Battistero di S. Giovanni in Fonte (Duomo) e le catacombe di S. Gennaro e di S. Gaudioso a Napoli, S. Maria Maggiore a Nocera Superiore e le basiliche di Cimitile; di età longobarda si trovano tracce a Capua, a Salerno e a Benevento (S. Sofia).
Un'epoca felicemente creativa si apre nel sec. XI e dura sino al XIII: ha lasciato chiese e cattedrali a Sessa Aurunca, Capua, Sant'Angelo in Formis, Casertavecchia, Salerno, Amalfi, Ravello, nelle quali si esprime una cultura artistica che fonde stimoli classici, bizantini, lombardi, arabo-normanni e che presiede anche alla realizzazione di pulpiti, amboni, battenti bronzei di porte; documento prezioso di pittura bizantino-cassinese è il ciclo di affreschi sulle pareti di Sant'Angelo in Formis.
Nel sec. XIII gli Angiò chiamarono architetti francesi che portarono i modi gotici, mentre gli Aragona fecero venire maestri costruttori catalani. Napoli, divenuta con questi capitale, acquisì quella supremazia artistica che poi costantemente mantenne: fuori del capoluogo campano, esempi di architettura gotico-catalana si trovano a Capua e a Carìnola; rinascimento e barocco sono il riflesso, non sempre modesto, di quanto avveniva nella capitale; il Palazzo Reale di Caserta, di Luigi Vanvitelli, unico originale monumento da ascrivere alla provincia, è anche un episodio insigne dell'architettura del '700.

Natura

Gli scenari turistici del Golfo di Napoli e della Penisola Sorrentina inducono a considerare la Campania una regione prevalentemente marittima e densamente popolata. L’entroterra, tuttavia, è molto esteso e in larga parte montuoso, con zone d’intatto valore naturalistico. Questa dualità è ben rappresentata nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, che si stende dalle coste rocciose traforate di grotte di Palinuro alla verde valle del Sele fino ai 1898 metri del monte Cervati, con un patrimonio naturale e storico tanto ricco – si pensi alla zona archeologica di Paestum e alla Certosa di Padula – da giustificarne l’inserimento nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Unico nel suo genere è anche il Parco nazionale del Vesuvio, istituito non solo per tutelare la natura del vulcano, davvero particolare, ma in senso più ampio il paesaggio anche nelle sue componenti agrarie e monumentali, dagli scavi di Pompei alle ville del Miglio d’Oro.

Enogastronomia

Sono dieci le strade dei vini e dei sapori, che guidano alla scoperta della buona tavola campana: dal Cilento all’Irpinia, dal Sannio all’isola d’Ischia, con una rassegna che conta grandi vini – Greco di Tufo, Fiano d’Avellino e Taurasi, per citare solo i più titolati – e prodotti tipici di fama mondiale, come la mozzarella di bufala e il pomodoro San Marzano, che richiamano subito alla mente la pizza napoletana verace. Lo scenario regionale si frammenta poi in quadri di straordinaria ricchezza. Si prenda per esempio la penisola Sorrentina, con la pasta di Gragnano, il provolone del Monaco e i limoni che vengono coltivati assieme alla vite sui giardini a terrazze delle due costiere; come specialità, piatti che riuniscono mare e terra, mai tanto vicini come qui. Senza dimenticare, ovviamente, Napoli, che fa caso a sé. Per esempio, in fatto di dolci: pastiera, babà e sfogliatelle sono i primi nomi che vengono in mente, ma le vetrine delle pasticcerie traboccano di mille specialità.

PIATTI DELLA TRADIZIONE

Babà
Baccalà alla napoletana
Braciole alla napoletana
Calzone
Capretto all'uovo
Cecenielli
Cervella alla napoletana
Coniglio all'ischitana
Costata alla pizzaiola
Gattò di patate
Genovese
Impepata di cozze
Insalata di rinforzo
Lasagne di Carnevale
Minestra maritata
Minestrone napoletano
Mozzarella in carrozza
Pasta alla Sorrentina
Pasta fritta
Pastiera
Peperoni imbottiti
Pizza
'Polpetielli alla luciana'
Ragù alla napoletana
'Sartù'
Sfogliatelle
Struffoli
Trippa alla napoletana
Zite ripiene
Zucchine a scapece
Zuppa di cardoni
Zuppa di pesce
Zuppa di soffritto

Artigianato

“Una pagina di Vangelo in dialetto napoletano”, così è stato definito il presepe nella sua inimitabile versione partenopea. Questa singolare forma d’arte nasce nel Settecento, quando le famiglie nobili ogni Natale si misuravano a gara nell’esibire presepi di straordinaria bellezza. Per sincerarsi del livello di tale produzione, che riunisce scultura, tessitura e oreficeria, basta recarsi al Museo della Certosa di San Martino; poi c’è la passeggiata per San Gregorio Armeno, la strada poco distante dal Duomo, dove si concentrano le botteghe degli artigiani specializzati. Questo è solo uno degli aspetti dell’artigianato campano, fiorito sotto il Regno delle Due Sicilie, basti dire delle ceramiche di Capodimonte, della gioielleria del cammeo e della lavorazione del corallo di Torre del Greco. Per una visione d’insieme, la migliore occasione è la Fiera Antiquaria Napoletana, che si tiene il terzo e quarto fine settimana del mese sullo sfondo della Villa Comunale e di via Caracciolo.

PRODOTTI ARTIGIANALI

I Merletti
Il Corallo
Il Presepe napoletano
La Carta di Amalfi
La Ceramica
La Tessitura

CARTA D'IDENTITA'

STATUTO
Statuto ordinario (1970)

CAPOLUOGO
Napoli

SUPERFICIE
13.590

ABITANTI
5.811.390

DENSITA' (Ab. / Km2)
427,6

CAPOLUOGHI DI PROVINCIA
Avellino; Benevento; Caserta; Salerno

POPOLAZIONE ATTIVA
41,7%

TASSO DISOCCUPAZIONE
12,9%

PIL PER ABITANTE
15.720

AREE PROTETTE
23,9%

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