Descrizione
Estremo lembo orientale dell'Italia continentale, occupa il territorio compreso tra i corsi del Tagliamento e della Livenza, a ponente, e quello dell'Isonzo a levante; comprende inoltre poche terre alla sinistra dell'Isonzo sotto Gorizia e la costa del golfo di Trieste, con la città, Muggia e una striscia del Carso alle spalle.
Risalendo da sud a nord il naturale corso delle acque, si passa dalla costa lagunare fra il Tagliamento e Monfalcone alla pianura, all'anfiteatro morenico del Tagliamento, alla prealpe (Prealpi Carniche: monte Cavallo, altopiano del Cansiglio) e, a nord del solco dell'alto corso del Tagliamento e del Fella suo affluente, alla montagna alpina. Questa culmina col muraglione rettilineo delle Alpi Carniche, dal passo di Monte Croce di Comèlico a Tarvisio, non molto elevato (massima altitudine i 2780 m del monte Coglians) ma impervio, con cime a larghe groppe e torrioni di forma dolomitica. Il Carso, tavolato calcareo, si stende a levante del medio e basso Isonzo: per la parte italiana, si presenta non molto elevato quello monfalconese, più vasto e alto quello triestino e con i fenomeni più noti di carsismo (risorgenza del Timavo, grotta Gigante e tante altre).
L'attuale distribuzione degli occupati della forza lavoro testimonia della recente trasformazione industriale del Friùli contadino. Di tradizione ottocentesca la cantieristica navale di Monfalcone, postbellica l' esplosione dell'industria degli elettrodomestici, del mobile a Pordenone e della sedia in provincia di Udine; mentre nel settore alimentare hanno grande pregio i prosciutti di San Daniele.
Trieste, città con problemi economici per la sua posizione periferica, resta tuttavia, per movimento di merci, il terzo porto italiano e il primo della costa adriatica peninsulare. Punta di diamante del movimento dei forestieri sono i luoghi balneari (Lignano Sabbiadoro, Grado), seguiti da quelli montani (Carnia, Tarvisiano, Piancavallo).
Popolazione
Economia
Storia
Friùli è da Forum Iulii, antico nome di Cividale, fondata da Giulio Cesare; il nome della gens Iulia ricompariva altre volte nella toponomastica, come in Alpes Iuliae, per esempio, e appunto ispirandosi alle Alpi Giulie, nel 1863, Graziadio Ascoli creò il nome Venezia Giulia; le due parti della regione attuale ebbero tuttavia destino storico diverso, almeno in alcuni secoli. Romanizzate nel sec. II-I a.C., stavano nella X regione augustea Venetia et Histria, di cui Aquileia, colonia romana fondata nel 181 a.C., grande porto, fu il centro principale.
Al termine degli sconvolgimenti alla fine dell'impero, i longobardi, che entrarono in Italia per le Alpi Giulie (568) e fissarono a Cividale il loro primo ducato, provocarono la spaccatura per cui la Venetia terrestre rimase raccolta intorno al ducato del Friùli (Cividale) e la marittima sotto Bisanzio (Grado). Tuttavia andò progressivamente imponendosi l'autorità dei vescovi e in specie del patriarca di Aquileia. A partire dal sec. XI il patriarcato, che univa Friùli e Istria, fu il più grande principato ecclesiastico dell'Italia settentrionale. I territori più orientali erano però controllati dai conti di Gorizia, feudatari tedeschi (dal sec. XI al XV).
La «patria del Friùli» (patria, da patriarcato) entrò nel dominio veneziano nel 1420, mentre l'eredità dei conti di Gorizia finiva nell'orbita della casa d'Austria che, per sminuire Venezia e il suo dominio del 'Colfo' (l'Adriatico), favorì lo sviluppo mercantile e portuale di Trieste (porto franco nel 1719). Anche il Friùli passava all'Austria, insieme al Veneto (per brevi anni col trattato di Campoformio, 1797, più a lungo con quello di Vienna, 1815). La divisione si rinnovò quando il solo Friùli, insieme al Veneto, veniva unito al regno d'Italia, 1866. La Venezia Giulia (Gorizia, Trieste e l'Istria) diventava italiana alla fine della prima guerra mondiale (1918); le attuali piccole province di Trieste e Gorizia sono quanto ne rimane; la parte maggiore fu assegnata alla Iugoslavia alla fine della seconda guerra mondiale, ed è oggi sotto sovranità della Slovenia e della Croazia, rimanendo tuttavia minoranze slave in Italia, italiane oltre confine.
Non si cancella il ricordo della catastrofe del 1976 in Friùli: ripetute scosse di terremoto provocarono un migliaio di morti, gravissimi danni a tutte le cittadine e i paesi dell'anfiteatro del Tagliamento. Grazie allo spirito di abnegazione e tenacia dei friulani, la ricostruzione è stata portata a termine a tempo di record e viene portata ad esempio in tutto il mondo.
Arte
Vestigia romane si trovano a Trieste (il Teatro), ma soprattutto ad Aquileia, grande centro archeologico della tarda romanità (si vuole che l'arte del vetro sia nata qui); edifici paleocristiani di impronta esarcale sono a Grado (S. Eufemia, Battistero); Cividale del Friùli col Tempietto e le sculture del Museo cristiano del Duomo offre rare testimonianze del periodo longobardo.
Il tempo del patriarcato è attestato dalla basilica di Aquileia, monumento romanico-gotico con mosaici pavimentali paleocristiani. Gotici il Duomo di Gemona e quello di Venzone, ricostruiti. Il carattere di `provincia artistica' veneziana, come il Friùli fu dal sec. XV, è ben visibile a Pordenone, Palmanova, città fortezza cinquecentesca, nella villa settecentesca di Passariano, soprattutto nella piazza centrale di Udine (città dove dipinse Tiepolo).
Il borgo teresiano di Trieste è un interessante saggio di urbanistica dell'assolutismo illuminato.
Natura
Come primo scenario, la costa, ricamata da lagune e corsi d’acqua. Bellissima, per esempio, la Riserva della foce d’Isonzo, che comprende la grande isola della Cona, dove sostano a migliaia gli uccelli migratori. Tra questi, il chiurlo, un trampoliere dal becco ricurvo all’ingiù, simbolo dell’area protetta. Altra vera sorpresa: le mandrie di bianchi cavalli della Camargue, che vivono allo stato brado negli acquitrini. Nell’entroterra, il Parco regionale delle Prealpi Giulie, di natura carsica, con oltre un migliaio di grotte e una flora per molti aspetti già mediterranea; spettacolo emozionante, il volo della coturnice, che predilige gli ambienti aridi e sassosi. Infine, il Parco regionale delle Dolomiti Friulane, attraversato dal fiume Cellina, che forma un vallone spettacolare per geologia e flora; con un abitante speciale, il merlo acquaiolo, temerario nelle sue evoluzioni tra le acque bianche.
Enogastronomia
Una regione dalla doppia anima, ma con un comune denominatore, il vino. Da questo punto di vista una delle località più significative è Cormons, capoluogo storico del Collio, poco distante da Gorizia. Cormons è uno di quei luoghi che non conosce stagioni, tali e tante sono le lusinghe enogastronomiche, ma è sul finire dell’estate che vive il suo momento migliore, tra feste per la vendemmia e rievocazioni nostalgiche. Tra tante uve autoctone spicca quella che in queste terre dà il Picolit, un prezioso vino dolce. Come voce di controcanto ha timbro adeguato San Daniele del Friuli, deliziosa cittadina tra le colline che fanno da sfondo a Udine. Vi si produce il celebre prosciutto ‘col piedino’, uno dei prodotti simbolo del made in Italy alimentare; per degustarlo si ha solo l’imbarazzo della scelta, fra spacci e locali che si definiscono tout court "prosciutterie", dove poi si scoprono altre specialità, dalla ‘trota regina’ di San Daniele al formaggio Montasio.
PIATTI DELLA TRADIZIONE
Arrosto di manzo
'Bisna'
Brodetto gradese
'Brovada'
'Cevapcici'
'Cialzons'
Fagioli alla 'smolz'
'Frico'
Gnocchi di prugne
Gnocco di pane
Granseola alla triestina
'Gulasch'
'Iota'
Lasagne al papavero
Lepre alla boema
Minestra carsolina
'Muset'
'Pistum'
Salsa di cren
Stinco di vitello al forno
Testina alla carniola
'Uardi e fasui'
Artigianato
Una delle immagini più vivide del patrimonio artistico del Friuli è offerta dai mosaici della romana Aquileia, fonte d’ispirazione per la scuola che ancora oggi a Spilimbergo tiene viva questa attività. Caratteristiche, anche le tradizioni del legno e dei metalli, dalle quali discendono gli odierni artigiani del mobile e della sedia, e i fabbri che a Maniago producono coltellerie d’eccellenza assoluta. Agli appassionati del genere interesserà anche il “Mercatino dell’Antiquariato” che si tiene a Trieste la terza domenica del mese: alle bancarelle, distribuite nelle vivaci strade di Cittavecchia, dietro piazza della Borsa, si aggiungono i negozi d’antiquariato che restano aperti per l’occasione. C’è anche un’edizione speciale, ai primi d’ottobre, in occasione della regata velica della Barcolana, dedicata all’antiquariato di marina. Al mercatino mensile va poi aggiunta la mostra “Trieste Antiqua”, che si tiene ogni anno tra ottobre e novembre, molto apprezzata dai collezionisti di gusto mitteleuropeo.
PRODOTTI ARTIGIANALI
Il Ferro
Il Legno
Il Mosaico
Il Rame e il Bronzo
Le Pantofole