Marche

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Urbino
Urbino

Descrizione

Affacciata sull'Adriatico tra il Foglia e il Tronto, la regione occupa il versante orientale dell'Appennino umbro-marchigiano; è montuosa e collinare, omogenea per forme, acque, coste (fa eccezione tra queste il roccioso monte Cònero m 572). La parte montana, che la Bocca Serriola m 730 separa dall'Appennino tosco-emiliano, è costituita da allineamenti di rilievi, che presentano altezze crescenti, procedendo verso meridione (monte San Vicino m 1479, monte Catria m 1701), fino al complesso gruppo dei Sibillini (monte Vettore m 2476), ora nell'omonimo parco nazionale. Le colline, che occupano una fascia profonda 25-30 km, giungono in vicinanza del mare e lasciano poco spazio alla pianura.
Con il contrarsi dell'agricoltura e il crescere delle attività industriali e terziarie, in decenni recenti il tessuto economico si è andato modificando e nella realtà attuale la distribuzione della forza lavoro risulta assorbita prevalentemente dall'industria e dal terziario. Spiccano nel paesaggio le coltivazioni della vite e dell'ulivo; per i risultati della pesca è la terza regione italiana dopo Sicilia e Puglia: ai porti di Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto, Fano, Ancona, Porto San Giorgio si sbarca oltre un settimo del pescato nazionale.
Nella vasta gamma delle attività industriali si impongono per singolarità quelle della carta (Fabriano) e degli strumenti musicali a Castelfidardo, Camerano e altrove. La maiolica e la ceramica artistiche hanno insigne passato a Urbino e a Pesaro.
Sono di intenso richiamo le coste per i bagni, in minor misura la montagna per il soggiorno estivo e gli sport della neve; tra i centri d'arte si ditingue soprattutto Urbino.

Popolazione

Economia

Storia

L'Esino, che finisce al mare a occidente di Falconara Marittima, divideva in antico le terre settentrionali occupate da genti venute dalle Gallie, da quelle meridionali dei piceni, dal 299 a.C. alleati dei romani. La romanizzazione ebbe inizio nel sec. III a.C.; nell'ordinamento augusteo il territorio era incluso parte nella Regione V Piceno, parte nella VI Umbria. I longobardi si installarono a sud di Ancona, mentre i bizantini controllavano il settentrione, la Pentapoli marittima (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona), che più tardi i franchi concessero in donazione alla Chiesa (754).
Il termine «marca», che poi al plurale diede il nome alla regione, compare nel sec. X indicando influenza oltre che sovranità imperiale: marca di Camerino, marca di Fermo ingrandita di Ancona e del suo territorio. Tra i comuni che poi si costituirono, primeggiò Ancona; le famiglie signorili, che dal sec. XIII consolidano il loro potere, annoverano i Montefeltro a Urbino, Cagli, Fossombrone, i da Varano a Camerino, i Malatesta da Pesaro a Òsimo.
L'azione dello Stato della Chiesa, nell'imporre sulla regione la propria autorità, era stata energica ed efficace con l'Albornoz nel periodo avignonese del papato (sec. XIV) e, dopo le effimere affermazioni di Francesco Sforza (1433-44) e del Valentino (inizi del sec. XVI), si concluse inglobando l'intero territorio, con l'occupazione di Ancona (1532) e del ducato di Urbino (1631).
Interrotto nel momento napoleonico, il governo pontificio terminò nel 1860 con l'ingresso della regione nel regno d'Italia.

Arte

Tracce romane sono cospicue ad Ascoli, Fermo, Urbisaglia ed Helvia Rìcina, Faleria; quasi intatti l'Arco d'Augusto a Fano e quello di Traiano ad Ancona
Nell'ambito dell'arte italiana, la regione ha rilievo in vari momenti: l'architettura romanica (sec. XI-XIII) conta significative chiese - elementi lombardi si fondono con altri bizantini - quali S. Maria di Portonovo presso Ancona, S. Maria a Piè di Chienti, S. Vittore delle Chiuse, S. Claudio al Chienti, S. Maria di Rambona, S. Ciriaco ad Ancona, il Duomo e la pieve di San Leo; edifici, inoltre, come il Battistero di Ascoli e altri, civili, ad Ascoli, Ancona e altrove. Nel momento gotico (sec. XIII-XV) si individuano crescenti influssi veneziani; risaltano peraltro S. Francesco ad Ascoli, S. Nicola a Tolentino e le opere di Giorgio Orsini da Sebenico ad Ancona.
Il tempo più felice fu quello del rinascimento, per quel che primamente venne dalla corte urbinate e dal suo Palazzo Ducale, crocevia ineludibile nel corso dell'arte italiana, poi dalla meno ricordata, a questo proposito, basilica della Santa Casa a Loreto: fra gli artisti che nei due luoghi lavorarono o lasciarono opere, gli architetti Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini, Baccio Pontelli, i Sangallo; lo scultore Andrea Sansovino; i pittori Piero della Francesca, Melozzo da Forlì, Luca Signorelli, i Vivarini, il fiammingo Giusto di Gand. Altri edifici sorgevano intanto a Pesaro (Palazzo Ducale, la Rocca, la villa dell'Imperiale), a Jesi (palazzo della Signoria), a San Leo (la Rocca). La locale scuola di pittura che si formò a principio del '400 (Gentile da Fabriano, i Salimbeni) si confuse in quella umbra, ma affluivano nella regione opere di artisti veneti come Carlo Crivelli, Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Tiziano. Senza dubbio, il maggior dono della regione all'arte italiana fu l'aver cresciuto Bramante e Raffaello.
Il rinascimento fu anche la miglior stagione della maiolica marchigiana, prodotta a Castel Durante oggi Urbania, Urbino e Pesaro. Dalla fine del rinascimento, col barocco e oltre, entrate le Marche nello Stato della Chiesa, artisticamente si visse del riflesso romano. Nelle patrie lettere fu marchigiano, quasi è superfluo ricordarlo, Giacomo Leopardi, di Recanati.

Natura

La regione offre di sé l’immagine rassicurante delle colline ammantate di vigne, olivi e frumento, ma la natura ha in serbo molte sorprese. Prima citazione, il Parco nazionale dei Monti Sibillini, connotato per versanti: quello ‘storico’, con i borghi più suggestivi; quello ‘fiorito’, spettacolare per botanica; quello ‘magico’, per via della leggendaria Sibilla; quello ‘sacro’, in territorio umbro, con i monasteri benedettini di Norcia. All’opposto, il Parco del Conero, il promontorio che interrompe la linea dell’Adriatico. Paesaggio pittoresco: spiagge e bianche scogliere; vigne, oliveti e poi la macchia mediterranea; ora solitario e romantico, poi impreziosito da una chiesa o da un borgo. Tra mare e montagne, un pettine di valli dagli scenari intensi: accade alla gola del Furlo, dove veleggia l’aquila reale, e poi alla gola della Rossa, che cela le grotte di Frasassi.

Enogastronomia

Le Marche sono la regione del Verdicchio, uno dei vini bianchi più quotati nel mondo, legato all’immagine della storica bottiglia ad anfora. La produzione più rilevante è quella dei Castelli di Jesi, cittadina dalle piazze pittoresche, in un saliscendi di viuzze fitte di botteghe e locali tipici. Non è un caso, dunque, se qui ha sede l’Enoteca regionale delle Marche, allestita nelle cantine di palazzo Balleani: la rassegna presenta tutte le 12 produzioni Doc marchigiane, ma al centro dell’attenzione c’è il Verdicchio, vino dal profumo intenso, con una nota di mandorla amara, uno dei pochi bianchi che migliorano con un leggero invecchiamento. Ma le Marche riservano anche un distretto gastronomico come il Montefeltro, con il prosciutto di Carpegna, il formaggio di fossa di Talamello, il tartufo bianco di Acqualagna. Senza dimenticare la delizia delle olive all’ascolana e la sorprendente produzione olearia, che ha nel borgo di Cartoceto uno dei suoi santuari.

PIATTI DELLA TRADIZIONE

Agnello alla cacciatora
'Beccute'
'Bostrengo'
Braciola all'urbinate
'Caciuni'
Coniglio farcito
Olive all'ascolana
Parmigiana di gobbi
Passatelli
Sarde alla marchigiana
Seppie ripiene
Serpe
Taglierini al ragù
'Vincisgrassi'

Artigianato

Le produzioni marchigiane più caratteristiche sono quelle della carta, a Fabriano, dove si trovano laboratori d’altissimo livello, e degli strumenti musicali: organetti, pianole e fisarmoniche, soprattutto a Recanati e Castelfidardo. Dal punto di vista commerciale, tuttavia, il settore più vivace è la ceramica, che ha vissuto la sua stagione d’oro nel Cinquecento, quando Tolentino ebbe grandi maestri della maiolica; la loro eredità si ritrova nella produzione odierna di centri come Ascoli Piceno e, nel Pesarese, Urbania e Sant’Angelo in Vado; gli articoli più caratteristici sono i vasi ornamentali e da farmacia, i piatti decorativi, le fruttiere e le formelle artistiche. Pezzi antichi e dell’Otto-Novecento risaltano sulle bancarelle dei mercatini dell’antiquariato (i maggiori, ad Ancona, Ascoli Piceno, Pesaro, Fano, Macerata, San Benedetto del Tronto); completano la rassegna, in rappresentanza delle altre arti, ricami e pizzi, oggetti in legno e intrecciati, ferri battuti e fusioni artistiche.

PRODOTTI ARTIGIANALI

Gli Intrecciati
Gli Strumenti musicali
I Merletti
La Carta

CARTA D'IDENTITA'

STATUTO
Statuto ordinario (1970)

CAPOLUOGO
Ancona

SUPERFICIE
9.366

ABITANTI
1.534.872

DENSITA' (Ab. / Km2)
163,9

CAPOLUOGHI DI PROVINCIA
Ascoli Piceno; Fermo; Macerata; Pesaro e Urbino

POPOLAZIONE ATTIVA
51,2%

TASSO DISOCCUPAZIONE
4,5%

PIL PER ABITANTE
23.295

AREE PROTETTE
9,2%

Eventi Vedi tutti

Festival del Tartufo Vero dei monti sibillini

Dal 3 al 5 febbraio 2012

Montefortino