Puglia

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Marina di Leuca / ©Apt Lecce
Marina di Leuca / ©Apt Lecce

Descrizione

Occupa circa un quindicesimo del territorio nazionale e viene settima per popolazione tra le regioni italiane. Si colloca tra il fiume Fortore, l'Adriatico e lo Jonio all'estremità sud-orientale della penisola.
Dal punto di vista geologico risulta predominante il calcare e le sue caratteristiche fisiche, che la distinguono dalle regioni confinanti, vedono il prevalere di forme piatte o scarsamente accidentate: vaste pianure quali il Tavoliere e la penisola del Salento; rilievi a tavolati o a terrazze di altezza decrescente da nord a sud (il monte Calvo nel Gargano tocca i m 1055, nelle Murge le quote si collocano tra i m 700 e i 300, in quelle salentine arrivano solo a m 200). Scarse le acque superficiali, salvo i corsi dei fiumi Fortore e Òfanto; frequenti i fenomeni carsici (doline, puli, grotte), particolarmente nell'altopiano murgiano e in qualche tratto lambito dal mare. Le coste si sviluppano per oltre km 800: alte e ripide in corrispondenza di una parte del Gargano, lungo le Murge o nell'Otrantino, altrove basse e sabbiose. La struttura economica è rispecchiata nella ripartizione della manodopera occupata, che la vede in larga parte addetta all'agricoltura. La vocazione al primario è confermata da alcune posizioni di primato: per l'uva da tavola (56% del totale nazionale), per il raccolto delle olive (54%), per il grano duro (19%) e per l'insalata (28%); si aggiungano gli ortaggi in genere - per i quali la regione è la grande `officina verde' del Paese - il mandorlo, il fico, le uve da vino, il tabacco. L'attività di pesca vede la regione al secondo posto, dopo la Sicilia, col 16% del totale nazionale.
L'industria è per lo più legata alla trasformazione dei prodotti agricoli; la chimica e la siderurgia, sviluppatesi per interventi dello Stato (Taranto, Brindisi, Bari, Barletta), incontrano oggi notevoli difficoltà. Per volume di merci Taranto è il quarto porto d'Italia, Brindisi è scalo di rilievo per il movimento passeggeri con la Grecia, Bari è polo di scambi con vari paesi mediterranei e asiatici.
I flussi turistici sono orientati ai litorali, specie nel Gargano, alla zona dei trulli e ai centri di rilievo storico e artistico.

Popolazione

Economia

Storia

Gli àpuli - come li chiamavano i romani - o gli iapigi - secondo il nome greco delle popolazioni antiche delle coste più orientali d'Italia con le quali già i micenei avevano avuto rapporti commerciali - erano genti di ceppo illirico giunte per mare dall'opposta sponda adriatica, e venivano distinte in dàuni, nell'attuale Capitanata, peucèzi, nella Terra di Bari, messàpi, nella penisola salentina. Taranto, colonia spartana fondata nel sec. VIII a.C., fu una delle città più ricche e potenti della Magna Grecia - da essa dipendevano Gallìpoli e Òtranto - e dovette combattere a lungo contro i messàpici. Proprio con la conquista di Taranto, nel 272 a.C., Roma estese la sua supremazia sul territorio, già cominciata con le guerre sannitiche e sostanziata di legami federativi che non vennero meno neanche nella crisi della sconfitta di Canne a opera di Annibale (216 a.C.). Nella partizione augustea la regione si chiamava Apulia et Calabria - quest'ultima essendo allora la penisola salentina - ed era collegata a Roma dalla Via Appia (terminava al porto di Brundisium, oggi Brindisi), fondamentale per le comunicazioni col bacino orientale del Mediterraneo.
Caduto l'impero, la regione fu presto disputata (sec. VI) tra bizantini e longobardi, insidiata dal mare dagli arabi, ma nel complesso governata dai bizantini dalla metà del sec. IX all'XI. Fu proprio col sec. XI che cominciò il risveglio delle città costiere (Trani, Barletta, Molfetta, Bari), grazie ai rapporti commerciali con Amalfi, la costa dalmata, i porti del Levante. È tradizione che la prima presenza dei normanni in Puglia si verificasse tra i pellegrini al santuario dell'arcangelo Michele a Monte Sant'Angelo: ben presto la regione entrò a far parte della monarchia normanna dell'Italia meridionale. Se le tendenze accentratrici dei normanni si opponevano allo spirito autonomistico cittadino, la loro stessa `politica orientale' favorì lo sviluppo mercantile delle città costiere, naturali porti dei crociati e di traffico con la Terra Santa. Al tempo degli svevi, e specialmente con Federico II (prima metà sec. XIII), si ritiene che la Puglia abbia vissuto il periodo più favorevole della sua storia, per prosperità e raggiungimenti artistici. Le ulteriori vicende del Regno meridionale, di cui la regione fece costantemente parte, videro il declino, cominciato con i d'Angiò (dal 1266) e proseguito con gli Aragona (dal 1442): il commercio marittimo passò nelle mani dei veneziani, le città ebbero a temere i turchi, che saccheggiarono e tennero Òtranto nel 1480-81. L'arretramento civile ed economico, accresciuto da carestie, malaria, baronato latifondista, continuò anche sotto gli spagnoli (1503-1707), vincitori nella guerra con i francesi per il possesso del Meridione italiano (è durante tale guerra che si ebbe, nel 1503, l'episodio della Disfida di Barletta). Con la dinastia borbonica (dal 1734) si vide qualche bagliore di riformismo illuministico, e il cosiddetto decennio francese (1806-1815) sembrò dare nuovo respiro alla regione - con la Legge sull'eversione della feudalità, il «borgo murattiano» a Bari e la riscoperta di Taranto come base navale - ma subito seguì la sonnacchiosa restaurazione borbonica. Travolto il regno delle Due Sicilie grazie alla spedizione garibaldina, che peraltro non toccò la Puglia, la quasi unanimità dei circa 278 000 votanti nel plebiscito (1860) si pronunciò per l'unità italiana.
Durante il regno d'Italia furono intraprese le opere di bonifica del Tavoliere, che posero qui - come in altre zone della regione - i presupposti per l'imponente sviluppo del settore agricolo; al ventennio si devono l'inaugurazione dell'Università di Bari e della Fiera del Levante, nonché la costruzione dell'Acquedotto pugliese. Risparmiata dalle distruzioni che colpirono altre regioni italiane nella seconda guerra mondiale - a eccezione del porto di Taranto in quanto base militare - vide nel corso di quegli eventi bellici l'arrivo a Brindisi, in fuga da Roma, del re Vittorio Emanuele III e del governo Badoglio (1943) e, a Bari (gennaio 1944), il congresso delle forze antifasciste. Con la proclamazione della repubblica, al già assai sviluppato comparto agricolo si è affiancato quello industriale, favorito dalla Cassa per il Mezzogiorno, ma anche, in epoca più recente, sintomi di disagio sociale e manifestazioni di criminalità organizzata. Al 1991 data il `primo' esodo di albanesi verso la Puglia; da allora le coste meridionali della regione costituiscono l'approdo privilegiato dell'immigrazione clandestina in Italia, alimentata da profughi provenienti dal Medio Oriente, dall'Asia Centrale e Orientale e dall'Africa.

Arte

La regione è ricca di monumenti preistorici (dolmen, menhir) e protostorici, come pure di testimonianze, soprattutto vascolari, dei precoci contatti di queste terre con il `popolo' miceneo. La colonizzazione - limitata alla fondazione della sola Taras, l'odierna Taranto - e l'influenza culturale greche hanno lasciato tracce, più che in edifici, nella copiosa suppellettile vascolare delle necropoli, ora nei musei di Taranto, Bari, Lecce e altri minori (quello nazionale del Gargano a Manfredonia offre un'esemplificazione delle stele dàune; quello «Jatta» a Ruvo di Puglia documenta esaurientemente la produzione locale permeata di influssi corinzi e attici). Complessi archeologici notevoli sono Canne della Battaglia ed Egnazia. Resti romani si trovano in molti luoghi: monumentali le colonne ritenute terminali della Via Appia a Brindisi e gli anfiteatri di Lecce e di Lucera.
La regione dispiega però la sua originalità a partire dal sec. XI e sino al XIV: è il periodo del romanico pugliese, capitolo insigne dell'arte italiana. Le cattedrali propongono elementi della cristianità latina (per esempio i matronei) in S. Nicola, uno degli archetipi dello stile, e nella Cattedrale di Bari, come pure in quelle di Trani, Barletta, Molfetta, Bitonto, Ruvo di Puglia, Bitetto; lo schema basilicale romano ha nella Cattedrale di Òtranto un celebre esempio; un'impronta invece della cristianità orientale bizantina si conserva nella Cattedrale di Troia, in S. Maria Maggiore a Monte Sant'Angelo, in S. Maria e in S. Leonardo di Siponto presso Manfredonia. Un'architettura sacra, questa, arricchita da vigorosa scultura (cattedre episcopali, amboni, porte bronzee, portali) nella quale al romanico si intrecciano ricordi classici, suggestioni bizantine e persino arabe. L'arco acuto venne in Puglia dalla Francia e dalla Terra Santa già dal sec. XII, come si vede nella chiesa dei Ss. Nicolò e Cataldo a Lecce, e nel corso del '200 fu impiegata per numerosi castelli (Bari, Gioia del Colle, Lucera e, più geniale ed enigmatico, Castel del Monte); l'edilizia chiesastica tuttavia, salvo qualche eccezione (Duomo di Lucera e S. Caterina di Alessandria a Galatina), serbò sostanziale fedeltà alla locale tradizione romanica.
Scemata l'autonomia creativa col sec. XIV, la regione si mostrò scarsamente sensibile al gusto rinascimentale, per quanto importasse dipinti da Venezia. In età barocca, a Lecce specialmente - ma anche in tutto il Salento - si ebbe in chiese e palazzi, forse stimolata dalla facile lavorabilità della pietra locale, un'architettura singolare per esuberanza e fantasia decorativa: il barocco leccese. Contemporaneamente, a Bari, Bitonto, Conversano, Gravina in Puglia, Lecce, Gallìpoli modulò dalla matrice napoletana una propria originalità un'operosa scuola pittorica; interessanti pittori pugliesi si affermarono anche nel sec. XIX, questa volta per lo più fuori della regione: Gioacchino Toma, Michele De Napoli, Saverio Altamura - che fece parte del gruppo dei macchiaioli - Giuseppe De Nittis, che trovò celebrità a Parigi.

Natura

Allungato tra due mari per ampia latitudine, il ‘tacco’ d’Italia offre scenari alquanto diversi. Lo testimonia innanzitutto il Parco Nazionale del Gargano, il promontorio calcareo che come uno ‘sperone’ si sporge nell’Adriatico: dalle alte scogliere calcaree, punteggiate di grotte e faraglioni, all’entroterra di terre rosse coltivate a vigne e oliveti; dai laghi costieri frequentati dagli uccelli migratori alle faggete secolari abitate dal capriolo garganico e dal gatto selvatico; dalle steppe frequentate dalla rarissima gallina prataiola alla macchia mediterranea delle isole Tremiti. Sulla costa ionica si scoprono altre meraviglie nella Riserva marina di Porto Cesareo, una trentina di chilometri di costa scanditi da antiche torri d’avvistamento. Al di là della bellezza del paesaggio, tuttavia, l’istituzione della riserva trova motivazione nell’eccezionale ricchezza della vita sottomarina, con formazioni di spugne e coralli che fanno pensare ad ambienti tropicali più che mediterranei.

Enogastronomia

Grandi emozioni: cucina marinara, come s’addice a una regione con 784 chilometri di sviluppo costiero, ma anche cucina d’orto e collina, salendo verso le Murge. Trait d’union delle due anime gastronomiche è la ‘frisella’, ciambella di grano duro, da ammollare nell’acqua e insaporire con verdure, olive o quant’altro, ma anche base per una zuppa di pesce, ogni volta diversa. Poi, la pasta, con doverosa menzione per le orecchiette, e una sorprendente varietà di condimenti a base di carne, pesce e verdure. Tra le pietanze, l’agnello e, come contorno, dai carciofi alle fave, dalle melanzane alle cime di rapa. Pane eccezionale, di grano duro, cotto a legna, per esaltare salumi e formaggi: i più celebri, capocollo e soppressata; burrata, fiordilatte e canestrato. Olio extravergine d’oliva e vini a livelli da primato; molte, le strade che fanno conoscere le migliori cantine, dalla Daunia al Salento. Dulcis in fundo, frutta da paradiso terrestre, ciliegie e albicocche, meloni e cocomeri, fichi e uva, con le mandorle a dar man forte alla pasticceria.

PIATTI DELLA TRADIZIONE

Alici 'arracanate'
'Brasciole' alla barese
'Caciuni'
Calzoni
Cappello
Cardoncelli
'Carteddate'
'Cazzmar'
'Ciceri e tria'
Cozze 'arracanate'
'Cutturidde'
Lampascioni
Minestra maritata
'Ncapriata'
Orecchiette
'Scarcedda'
'Susamelli'
'Taralli'
Zuppa di pesce

Artigianato

L’artigianato in Puglia è legato profondamente alla vita quotidiana del borgo contadino come della cittadina di mare. Questo vale per la ceramica, che ha la sua manifattura più celebre a Grottaglie: figure da presepe e bambole, ma anche vasellame comune – stoviglie, brocche e quant’altro – rustico o smaltato nei colori e decori della tradizione. Senza dire delle curiosità, come i ‘fischietti’ di Ostuni, foggiati in forma di carabiniere, prete o guerriero. Al quotidiano rimanda anche l’artigianato del vimini, che ha trovato nuovo impiego nel campo dell’arredamento. Lo stesso vale per il legno, che trova nell’olivo materia prima eccezionale per oggetti da cucina, ma anche per la scultura. Sempre in ambito domestico, i tessuti, che hanno bella tradizione in tutta la regione e realtà di spicco nel Brindisino quanto a pizzi e ricami. Infine, due realtà diametralmente opposte: la cartapesta, nella produzione di maschere e figure sacre – e la pietra – carparo e pietra di Lecce, soprattutto – nell’arredo d’interni.

PRODOTTI ARTIGIANALI

Gli Intrecciati
Il Ferro battuto
La Cartapesta
La Ceramica e la Terracotta
La Tessitura e il Ricamo

CARTA D'IDENTITA'

STATUTO
Statuto ordinario (1970)

CAPOLUOGO
Bari

SUPERFICIE
19.366

ABITANTI
4.076.546

DENSITA' (Ab. / Km2)
210,6

CAPOLUOGHI DI PROVINCIA
Barletta-Andria-Trani; Brindisi; Foggia; Lecce; Taranto

POPOLAZIONE ATTIVA
42,1%

TASSO DISOCCUPAZIONE
12,8%

PIL PER ABITANTE
15.598

AREE PROTETTE
6,7%

Eventi Vedi tutti

Vecchi Tempi


rione antico
Ostuni

Mostra della ceramica

dal 25 luglio al 12 settembre 2010

Grottaglie

Anniversario delle Stigmate e Morte di Padre Pio

lundì 20 e mercoledì 23 settembre 2010

San Giovanni Rotondo

Festa della Madonna della Madia

giovedì 16 dicembre 2010

Monopoli