Descrizione
Seconda isola del Mediterraneo (dopo la Sicilia), è per ampiezza la terza regione italiana, con popolamento di densità di poco superiore al 36% della media nazionale. Ha forma relativamente compatta (un rettangolo dai lati lunghi disposti per meridiano, con 1897 km di costa per lo più rocciosa, ora precipite e sfrangiata, ora ricca di insenature o ampie falcature) e sta a una sensibile distanza dai porti della penisola (miglia marine 125 da Civitavecchia a Olbia, 250 da Genova a Porto Torres, 267 da Napoli a Cagliari).
Di massicci isolati, brevi altipiani, modeste colline, il rilievo sardo è diviso in due dalla pianura dei Campidani, che si stendono tra i golfi di Cagliari e Oristano; l'area montana più vasta si trova fra la costa settentrionale e l'estremo angolo di sud-est, col monte Limbara m 1359, la catena del Gocèano (monte Rasu m 1259), il massiccio del Gennargentu, che nella punta La Marmora m 1834 ha l'altitudine massima dell'isola; la minore nell'Iglesiente, a sud-ovest, col monte Linas m 1236. Rude il loro paesaggio, per l'affiorare della roccia e la scarsa vegetazione.
La ripartizione percentuale della mano d'opera occupata e una disoccupazione decisamente elevata se confrontata con la media nazionale sono il risultato di un'economia in cui, nel primario, ha gran peso l'allevamento della pecora su magri pascoli permanenti (caratteristica peraltro, tra le colture legnose, la parte della quercia da sughero nei circa 400 mila ettari di bosco); l'attività mineraria, di notevole importanza storica, è in declino (zinco e piombo nell'Iglesiente; combustibili fossili nel Sùlcis; minerali non metalliferi quali barite, fluorite, caolino, talco) e l'industria stessa, pur di recente insediamento (petrolchimica a Cagliari e Porto Torres; plastica a Porto Torres e Ottana; chimica e fibre artificiali a Sant'Antìoco, Assèmini e Ottana; cartaria ad Àrbatax; alluminio e cemento a Portovesme), incontra ancora diverse difficoltà. Affinata la qualità del prodotto, è affermato l'artigianato artistico (tessuti, ricami, cuoi lavorati, ferri battuti, ceramica).
Tuttora in crescita il turismo estivo, prevalentemente balneare.
Popolazione
Economia
Storia
La lunga preistoria culmina nella cultura caratterizzata dai nuraghi. La presenza fenicia sulle coste fu sostituita e ampliata da quella dei cartaginesi (sec. VII a.C.), e poi da Roma, che fece propria l'isola tra la prima e la seconda guerra punica (sec. III a.C.). Declinando l'impero d'Occidente, i vandali la invasero (metà sec. V), ma l'impero d'Oriente la riprese e respinse il tentativo longobardo di conquista. Troppo lontana da Bisanzio, l'isola visse autonoma, coi quattro giudicati (regni) di Cagliari, Torres, Arborèa, Gallura. L'intervento delle forze navali collegate di Pisa e Genova fu reazione a un tentativo, intorno al 1015, di presa di possesso da parte degli arabi, che ne desolavano sporadicamente le coste già dal sec. VIII. Da quel momento le due repubbliche marinare, tenendo la prima le parti settentrionale e occidentale, la seconda quelle meridionale e orientale, trassero dall'isola minerali e grano, bestiame, formaggi, pellami, sale, miele e corallo. L'investitura della Sardegna da parte di Bonifacio VIII a Giacomo d'Aragona (1297) precedette la presa di possesso aragonese (1323-26) e il secolo e mezzo di violenze, ribellioni, saccheggi, durante il quale Doria e Malaspina, il Comune di Sassari, i giudici di Arborèa a essa si opposero. L'unione dei regni di Castiglia e Aragona rese i sardi sudditi di Spagna, il cui dominio, attraverso un viceré, finì al principio del sec. XVIII con la guerra di successione spagnola tra Borbone e Asburgo. Il trattato di Utrecht (1713) assegnò l'isola a Carlo d'Austria che l'aveva conquistata, ma l'assetto finale si ebbe, dopo un tentativo di riconquista del cardinale Alberoni ministro di Spagna, al congresso di Londra di pochi anni dopo (1718): Vittorio Amedeo II di Savoia dovette permutare la recente corona di re di Sicilia con quella di Sardegna. I Savoia, che portarono il titolo sino a quando furono proclamati re d'Italia, governarono l'isola con un viceré e vi risiedettero, cacciati da Torino, dal 1799 alla caduta di Napoleone e alla Restaurazione.
Arte
Il più rilevante degli aspetti originali e unici dell'isola è dato dai monumenti della preistoria e protostoria, con le megalitiche tombe di giganti, le domus de janas (case delle streghe, sepolcreti di età nuragica scavati nella roccia), i nuraghi (se ne contano circa 7000), i bronzetti nuragici del Museo archeologico di Cagliari
Secondo raro aspetto sono le testimonianze di scavo e museali fenicie e fenicio-puniche, come Monte Sirai (nei dintorni di Carbonia), Tharros e Nora. Oltre che nei due siti da ultimo citati, divenuti poi romani, altri segni di Roma si trovano a Porto Torres e a Cagliari.
La terza singolarità artistica sarda è data dalle chiese romaniche, di influsso pisano o lombardo (sec. XI-XIII): S. Gavino a Porto Torres, S. Maria del Regno ad Àrdara, S. Antìoco di Bisarcio, SS. Trinità di Saccargia, S. Pietro di Sorres presso Torralba, S. Giusta presso Oristano, S. Maria di Monserrato a Tratalìas, S. Nicola di Ottana. Significative architetture militari medievali sono le torri di Cagliari e di Oristano, il castello di Serravalle a Bosa. Con la conquista aragonese, anche artisticamente la Sardegna entra nell'ambito iberico, per cui si hanno, altro elemento singolare, luoghi di culto gotico-catalani (la Cattedrale di Alghero, la Purissima e S. Domenico di Cagliari) e una scuola locale di pittura, attiva nel '400 e nel '500, pure di derivazione catalana.
Dal sec. XVII l'interesse critico tende a rivolgersi all'arte popolare, che si esprime in una tradizione artigiana tuttora vivace.
Natura
Vertiginose scogliere e spiagge solitarie, 1850 chilometri di coste, immancabilmente pittoresche, ma anche un cuore di roccia che culmina nei 1834 metri del Gennargentu e la misteriosa eredità della civiltà nuragica. Come prima istantanea, il Parco Nazionale della Maddalena: sette isole e una miriade di isolotti ammantati dalla macchia mediterranea; il paesaggio, scolpito nel granito dal vento; gli uccelli marini, padroni dell’aria; i fondali ricchissimi di vita, in un mare battuto da delfini e balenottere. Come controcanto, il Parco nazionale del golfo di Orosei e del Gennargentu: indimenticabile, la spiaggia di Cala di Luna, tra bianche scogliere e oleandri in fiore; affascinante, il Supramonte, con le rocce modellate in cime affilate e gole profondissime; dovunque, un senso di primordiale bellezza. Altri spettacoli impareggiabili: i cavallini selvaggi della Giara di Gesturi e il volo dei grifoni sulle falesie di Capo Caccia.
Enogastronomia
I turisti chiedono cucina di mare e la Sardegna certo non li delude, anche se la tradizione pastorale dell’isola risalta nella straordinaria produzione di formaggio pecorino, negli arrosti di carne d’agnello e nel ‘porceddu’, lo spiedo di maialetto al mirto. Tra i piatti di mare, gli eccezionali spaghetti con la bottarga, uova di tonno o muggine conservate sotto sale, o con le arselle, le vongole allevate negli stagni di Oristano. Rispondono da terra i ‘malloreddus’, pasta corta simile alle orecchiette, che viene condita con un sugo di salsiccia e zafferano. Quanto ai vini, due alfieri indiscussi: con i piatti di terra, un vino rosso, il corposo Cannonau; con quelli di mare, il Vermentino di Gallura, che si è affermato come uno dei bianchi emergenti nell’ultimo decennio; proprio a Berchidda, nella sua terra d’origine, si visita l’Enoteca Regionale della Sardegna, struttura unica in Italia per modernità d’architettura e approccio alla funzione.
PIATTI DELLA TRADIZIONE
Agnello
Amaretti di Carloforte
'Angiulottus'
'Aranzada'
'Burrida'
'Cascà'
Cassola
Cavolata
Farro
Favata
'Fregula'
Gallina al mirto
'Impanadas'
'Maccarrones'
'Malloreddus'
Pane 'frattau'
'Pardulas'
'Porceddu'
'Sebadas'
Spaghetti alla carlofortina
'Suspiros'
'Trattalia'
Artigianato
La prima citazione spetta alla ceramica, documentata fin dall’epoca nuragica. La produzione riguarda oggetti d’uso quotidiano, legati soprattutto alla cucina, ma nell’ultimo secolo ha preso vigore la manifattura artistica, specie ad Assemini e Oristano. Tra i pezzi più caratteristici, la cosiddetta ‘brocca della sposa’, irrinunciabile elemento del corredo nuziale. D’analoga rilevanza è la gioielleria, in argento e oro, spesso a filigrana, con impiego anche del corallo. Due i campi di tradizionale sbocco: l’ornamento personale – bottoni, orecchini, pendagli, spille, anelli, collane – e la devozione religiosa, con medaglie e crocifissi. Di recente valorizzazione, l’ossidiana del monte Arci, pietra nera dall’inconfondibile consistenza vetrosa. Quindi, la tessitura, dai tappeti di Samugheo agli scialli di Oliena; l’intreccio delle fibre naturali – asfodelo, giunco, palma nana e paglia – in grande varietà di forme; la lavorazione del legno e del sughero, per mobili e suppellettili, e quella del ferro, con i celebri coltelli di Gavoi.
PRODOTTI ARTIGIANALI
Gli Intrecciati
Il Legno
La Tessitura
L'Oreficeria