Descrizione
È la più grande isola del Mediterraneo e la più vasta regione italiana, occupando poco meno di un dodicesimo del territorio nazionale; per popolazione viene terza dopo la Lombardia e la Campania.
Al centro del Mediterraneo, separata dall'estremità meridionale della penisola dal breve Stretto di Messina, triangolare di forma (per cui è pertinente l'altro nome classico, Trinacria, equivalente, dal greco, a «tre capi»), è terra essenzialmente collinare e montuosa. L'orografia è peraltro complessa: un vero andamento generale a catena si riscontra solo nella parte settentrionale, ove si alzano i Peloritani (Pizzo di Vernà m 1286) simili ai rilievi calabri, i Nèbrodi o Caronìe con groppe superiori ai 1800 metri ma morbide linee (monte Soro m 1847) e il gruppo delle Madonìe, la cui parte centrale culmina con un altopiano carsico, sovrastato da cime di poco inferiori ai 2000 metri (Pizzo Carbonara m 1979). Nella parte di ponente dell'isola si incontrano rilievi ora isolati ora irregolarmente raggruppati (quote massime nell'interno il monte Cammarata m 1579 e la Rocca Busambra m 1615), alcuni come i monti della Conca d'Oro e il monte San Giuliano, che regge Èrice, fiancheggiano il Tirreno. Nel versante meridionale si stende l'altopiano detto solfifero per la presenza di masse di zolfo associato a gessi e argille. L'angolo sud-orientale è occupato dai monti Iblei (monte Lauro m 986). Spicca infine sul lato ionico per altezza ed estensione l'apparato vulcanico dell'Etna (m 3323, la massima quota isolana); più piccoli complessi vulcanici si trovano nelle isole minori: Strómboli, Vulcano (attivi), Ùstica, Pantellerìa. Le pianure sono ristrette a brevi tratti lungo il litorale; l'unica relativamente ampia è quella di Catania, di origine alluvionale.
L'agricoltura, fino a qualche decennio addietro, costituiva l'attività economica prevalente; oggi il numero degli addetti all'industria supera quelli del primario, ma l'isola viene seconda dopo la Calabria per il livello di disoccupazione. Le colture arboree specializzate nelle zone costiere e quelle di ortaggi a raccolto precoce in serra costituiscono i settori di punta dell'agricoltura; la cerealicoltura estensiva nell'interno e lungo la costa sud, nell'economia moderna, è ben lungi dall'avere l'importanza che ebbe storicamente, quando l'isola fu grande «granaio» di un Mediterraneo molto meno popolato di oggi. Per gli agrumi la regione dà il 63% del prodotto nazionale; con Veneto ed Emilia-Romagna, che non la distanziano di molto, è tra i primi produttori di uve da vino e di vino (14% del totale italiano). L'attività di pesca la pone al primo posto col 21.5% della produzione italiana. Terminato lo sfruttamento dei giacimenti di zolfo, si è sviluppata nella stessa zona l'estrazione dei sali potassici, nel Ragusano e a Gela del petrolio. Ingente è la produzione di sale comune, sia da giacimenti di salgemma, sia dalle saline marittime (Trapani, Augusta).
Lo sforzo di industrializzazione ha portato all'insediamento di grandi complessi ad Augusta-Siracusa, Gela, Porto Empèdocle, Milazzo, di altri impianti a Isola delle Femmine, Catania, Ragusa, Fiumefreddo di Sicilia, Tèrmini Imerese. Per il movimento delle merci, Augusta è il secondo porto italiano; altri porti siciliani, Milazzo, Gela e Palermo, entrano nel gruppo dei primi venti. Messina è la chiave delle comunicazioni ferroviarie e automobilistiche per traghetto col continente.
Singolari prodotti offre l'artigianato: pupi palermitani, legni dipinti, strumenti musicali, ricami, ceramiche. Alle mete di tradizione settecentesca come Taormina, Siracusa, Agrigento, Palermo, il turismo ne ha aggiunte altre per il sole, il mare, la vegetazione meridionale sul litorale settentrionale e orientale e nelle isole minori.
Popolazione
Economia
Storia
I primi abitanti dell'isola (siculi, sicani ed èlimi; di origine incerta, ma non autoctoni) finirono per ripiegare verso l'interno quando sulle coste giunsero i greci per trasformare in colonizzazione la lunga tradizione di rapporti commerciali. Dopo Nàxos, la più antica città greca dell'isola (735 a.C.), sorsero Siracusa, Leontinoi (Lentini), Megara Hiblaea, Catania, Zancle (Messina), Imera, Selinunte, Agrigento, Gela.
Nell'estremità occidentale dell'isola, si erano insediati i punici di Cartagine, eredi dei fenici, a Mozia, Pànormos (Palermo), Sòlunto. Il duello tra greci e punici per il possesso dell'isola continuò con vicende alterne fino alla conquista romana. Fra le città greche la più potente fu Siracusa che nella battaglia navale di Imera del 480 a.C. aveva guidato i greci alla vittoria contro una spedizione cartaginese, nel 476 sconfitto gli etruschi nelle acque di Cuma, nel 415-413 resistito all'assalto degli ateniesi. Roma combatté contro Cartagine nella prima guerra punica (264-241 a.C.) per il possesso dell'isola, che alla fine ebbe e che confermò nel 212 a.C. prendendo Siracusa, già sua alleata, con quell'assedio in cui Archimede dispiegò la sua ingegnosità di costruttore di ordigni bellici (e morì poi nel saccheggio).
Rovinando l'impero romano, vennero nell'isola e passarono vandali e goti; i bizantini che ne presero il controllo nel 535 vi stettero tre secoli, gli arabi impiegarono 75 anni per conquistarla (827-902). Dopo la stagione greca, il tempo degli arabi e quelli immediatamente successivi dei normanni, che presero l'isola con Ruggero I venendo dal continente (1061-91), e infine degli svevi, fra i quali giganteggia Federico II (prima metà del sec. XIII), sono registrati dalla storia come momenti felici dell'isola, i primi avendola inserita nel progredito contesto del Mediterraneo islamico, gli altri avendo lasciato il ricordo degli splendori di Palermo capitale del regno meridionale e di una splendida stagione di cultura e arte.
Passata l'isola agli Angiò col resto del regno, dopo la morte di Manfredi alla battaglia di Benevento (1266), la loro «mala signoria» fece esplodere la ribellione dei Vespri siciliani (1282) e i siciliani si diedero a Pietro d'Aragona, marito di Costanza figlia di Manfredi. La regione entrava così nell'orbita iberica, unita prima al regno aragonese, poi parte dei domini spagnoli in Italia, governata per tre secoli (1415-1712) da un proprio viceré.
In conseguenza della guerra di successione spagnola, l'isola passò per un decennio a Vittorio Amedeo II (per cui i Savoia arrivarono al titolo regio), poi brevemente agli austriaci, infine ai Borbone, insediati sul trono dell'Italia meridionale, che la governarono da Napoli (salvo a rifugiarsi a Palermo, protetti dalla flotta britannica, nel periodo rivoluzionario e napoleonico). Garibaldi e i suoi Mille sbarcarono a Marsala l'11 maggio 1860 e cacciarono le truppe borboniche dall'isola in dieci settimane.
Arte
La Sicilia è stata una provincia dell'arte greca antica: opere significative sono custodite nei musei di Palermo, Siracusa, Agrigento, Gela; interventi di scavo e di conservazione hanno integrato il patrimonio monumentale che comprende fra l'altro il teatro, il tempio di Atena, le latomie e il castello Eurialo a Siracusa, i templi dorici ai piedi della moderna Agrigento, le mura di Gela, le rovine di Selinunte, il tempio di Segesta, le rovine di Akrai a Palazzolo Acreide, quelle di Eraclea Minoa e di altre città. Significative sono anche le testimonianze romane fra le quali si contano l'anfiteatro di Siracusa, il teatro di Taormina, gli scavi di Tìndari e di Sòlunto, la villa di Piazza Armerina, i mosaici di recente scoperta presso Eloro (presso Noto) e a Patti.
Nel periodo normanno (sec. XI-XII) l'architettura con l'apporto delle culture latina, bizantina e araba e l'opera di maestranze di varia provenienza eresse la chiesa della Martorana e la Cappella palatina, rivestite di mosaici bizantini, la Cattedrale, S. Giovanni degli Eremiti, gli edifici di gusto arabo della Zisa e della Cuba a Palermo, il Duomo di Monreale e quello di Cefalù, il Duomo di Messina e altre costruzioni. Il gotico compare coi castelli imperiali duecenteschi di Siracusa (castello Maniace) e di Catania (castello Ursino) e nel secolo successivo impronta vari palazzi baronali, quali lo Steri e palazzo Sclàfani a Palermo, altri a Taormina, Siracusa e altrove.
Nel '400 i legami politici con la penisola iberica favorirono l'assunzione delle forme fiorite del gotico-catalano, originalmente rielaborate dall'architetto Matteo Carnilivari a Palermo in palazzo Abatellis e in S. Maria della Catena. A Messina esordiva Antonello, che passando a Venezia darà un grandissimo contributo alla pittura italiana. I modi rinascimentali vennero timidamente diffusi dai pittori della scuola messinese, con i più alti esiti da scultori come il dalmata Francesco Laurana e Domenico Gagini, da Bissone, capostipite di una dinastia felicemente operosa nell'isola; poi nel '500 affluirono numerosi artisti legati al manierismo toscano e romano.
In età barocca (sec. XVII-XVIII) la Sicilia conobbe di nuovo una rigogliosa stagione artistica: barocche sono infatti la fondamentale fisionomia di Palermo, la piazza Duomo di Siracusa, l'urbanistica e l'architettura della ricostruzione, dopo il terremoto del 1693, di Catania, Ragusa, Noto, Còmiso, Scicli e altri centri; a Messina aveva lavorato nel '600 Guarino Guarini, di Modena, architetto di dimensione europea, a Catania lavorerà il palermitano Giovan Battista Vaccarini, a Ragusa il siracusano Rosario Gagliardi, a Palermo il locale maestro dello stucco Giacomo Serpotta.
La stagione neoclassica conosce in architettura un precoce esponente in Giuseppe Venanzio Marvuglia. Interessante architetto palermitano dell'800 è stato Giovanni Battista Filippo Basile, il figlio Ernesto sarà il capostipite della corrente siciliana liberty. Nel secolo scorso è siciliano il pittore Renato Guttuso, di Bagherìa, formatosi tuttavia nella scuola romana.
Natura
Un’isola dalla natura sorprendente, per via dei suoi orizzonti montuosi innanzitutto, ma anche per come il paesaggio si intreccia sempre con la storia, dai Siculi alla Magna Grecia e Roma, dagli Arabi ai Normanni. La prima citazione spetta al Parco dell’Etna, il vulcano che contraddice l’immagine della Sicilia arida con una varietà d’ambienti inaspettata: dalla vegetazione pioniera delle lave recenti ai boschi di larici e faggi, passando in rassegna le zone coltivate ad agrumi, olivi, viti, pistacchi e fichi d’India. Una ricchezza forestale, che viene ribadita nei parchi dei Monti Nebrodi e delle Madonie, sui quali veleggiano l’aquila reale e l’avvoltoio grifone. All’opposto, la realtà dell’isola di Pantelleria, con la macchia mediterranea e i boschi di leccio, gli uccelli migratori che sostano attorno al lago di Venere e un animale domestico, l’asino pantesco, la cui presenza si fa risalire all’epoca romana.
Enogastronomia
La Sicilia è senza dubbio la regione mediterranea che più si è arricchita dei lasciti dei popoli dominanti: prima i prodotti del Levante, dagli agrumi al pistacchio; poi, quelli del Ponente, dal pomodoro al cioccolato. Senza per questo dimenticare quelle risorse che derivano dalla centralità dell’isola nel Mediterraneo: il tonno, per esempio, la pesca del quale ha il suo avamposto nelle isole Egadi, e il pesce spada, che viene invece intercettato nello stretto di Messina, generando entrambi un inimitabile filone culinario. Esperienza utile per addentrarsi nella labirinto dei sapori siciliani è passare qualche ora nei mercati all’aperto di Palermo – Vucciria, Ballarò e il Capo – tra le bancarelle dei più vari generi alimentari e le friggitorie di arancine e panelle. Poi si può partire alla scoperta dell’isola, magari seguendo una delle strade del vino: quella dell’Alcamo Doc, per esempio, tracciata nelle campagne tra Palermo e Trapani, con il tempio di Segesta e la Costa dello Zingaro come straordinari elementi di paesaggio.
PIATTI DELLA TRADIZIONE
Arancini
Cannoli
Caponata di verdure
Capretto
Cassata
Coniglio
'Cuscusu'
Falsomagro
Frutti di Martorana
Gelati
Granita
Insalata d'arancia
'Maccarruni' di casa
'Maccu'
Melanzane
''Mpanata'
Pasta alla Norma
Pasta ''cca muddica'
Pasta con le sarde
Pasta ''ncasciata'
Pesce spada a ghiotta
Pignolata
Sarde a beccafico
Scacciata
'Sfinciuni'
Artigianato
Caltagirone in provincia di Catania, Santo Stefano di Camastra in provincia di Messina e Sciacca in provincia di Agrigento sono i tre poli della ceramica siciliana, che affonda le sue origini in epoca magnogreca. La produzione riguarda oggetti di svariate forme – vasi, piatti, fiorere – ma interessa anche il campo dell’architettura, dai pavimenti ai decori per esterni, quali ancora si ammirano nelle chiese e nei palazzi come in un grande museo en plein air. Tipici della produzione sei-settecentesca sono i colori verde rame, giallo arancione, blu cobalto e bruno manganese. Caratteristici sono anche certi mascheroni, dai lineamenti di pirati barbareschi. Sono questi pezzi, moderni e d’epoca, a dominare la scena nei mercatini che si tengono, per esempio, nelle piazze di Palermo e Catania. Altri articoli immancabili sulla bancarelle, sono i ‘pupi’, i personaggi del teatro delle marionette, e le tavole decorate dei carretti siciliani. Più ricercati, tuttavia, i bellissimi gioielli isolani in corallo bianco, rosso e anche nero.
PRODOTTI ARTIGIANALI
I Pupi
Il Corallo
Il Ferro battuto
La Ceramica
La Pietra lavica
La Tessitura e il Ricamo