Descrizione
Per estensione è la quinta regione italiana e si dispone su un tredicesimo del territorio nazionale. Occupa una parte dell'Italia centrale, tra l'arco dello spartiacque appenninico, che si spinge più vicino all'Adriatico che al Tirreno (e che peraltro non coincide esattamente col confine della regione), e la costa tirrenica, dalla spiaggia di Luni fin oltre l'Argentario.
È regione in prevalenza collinare e montuosa in cui si distinguono due zone di caratteristiche differenti: l'Appennino e l'Antiappennino. Nella prima, bacini longitudinali si interpongono tra la catena displuviale (dalla Cisa all'Alpe della Luna) e le catene secondarie che le sono parallele: alcuni di tali bacini sono il Mugello, il Casentino, l'alta val Tiberina. A ponente del solco della Garfagnana si alza, parallelo alla costa, il rude complesso delle Alpi Apuane. Quanto si estende a sud dell'Arno prende il nome convenzionale di Antiappennino toscano, regione di scarsa omogeneità per la differente origine; vi si distinguono l'altopiano toscano tra Arno e Ombrone, frammentato in rilievi isolati di modesta altezza (Colline Metallifere); alcune elevazioni costiere (Monti dell'Uccellina); l'Amiata (m 1738). Tra le pianure si hanno il Valdarno Inferiore, i citati bacini intermontani, la Maremma e la fascia costiera. In quest'ultima si succedono lunghi tratti sabbiosi, rettilinei (Versilia) o lunati, e promontori più o meno prominenti (promontorio di Piombino). Tra la riva e la Corsica stanno le isole dell'Arcipelago Toscano, accidentate, pittoresche (la maggiore è l'Elba).
Una fertile campagna, con poderi ben assettati, casali circondati da cipressi e ampi pascoli verdi: la tipica immagine del paesaggio toscano che si ha alla mente, anche per via della suggestione letteraria e pittorica, rimanda ad uno sfondo prevalentemente agricolo. Le cifre tuttavia danno conto di una realtà differente, influenzata dall'esito di profonde trasformazioni: la percentuale degli addetti all'agricoltura è nettamente inferiore alla media nazionale, mentre quella degli addetti all'industria è di poco superiore e pressoché equivalente quella degli addetti al terziario. L'agricoltura peraltro conta su secolari bonifiche, oggi prestigiose aree specializzate: i vigneti del Chianti e di Montepulciano, gli ulivi di Lucchesia, le coltivazioni floristiche del Pistoiese. La regione, inoltre, è terza in Italia dopo Liguria e Trentino per superficie di boschi (38,7%, per lo più di cedui e castagneti). Di un certo rilievo i minerali del sottosuolo (ma non mancano nel settore segni di declino): ferro dell'Elba, pirite e mercurio dell'Amiata, salgemma del Volterrano, lignite nel Valdarno Superiore, marmi delle Apuane, soffioni boraciferi (utilizzati anche per la produzione di energia) di Larderello e dell'Amiata.
Il quadro industriale, che copre l'intera gamma, ha localizzazioni tradizionali, come la metallurgia a Piombino, i cantieri navali a Livorno, Marina di Carrara, Viareggio, la soda caustica a Rosignano Solvay, la vetreria nel Valdarno Superiore, Émpoli, Pisa, Livorno, la ceramica a Sesto Fiorentino, Firenze, Montelupo, la laniera a Prato. L'artigianato concentra produzioni artistico-decorative a Firenze, argenterie ancora a Firenze, oreficerie ad Arezzo, alabastri a Volterra, ferri battuti a Siena e Pienza. Per carico e scarico di merci, Livorno è l'ottavo porto italiano, il secondo della costa tirrenica peninsulare.
Popolazione
Economia
Storia
«Estesa per terra e per mare fu la potenza dei Tusci prima del dominio dei Romani», dice Livio. La regione etrusca è questa (anche se non solo questa), «una sorta di quadro di bellezza stupenda» secondo Plinio il Giovane (i secoli etruschi vanno dall'VIII a.C. alla romanizzazione, nel III a.C.).
Un secondo momento storico importante, di grande incidenza anche nel quadro visivo della regione, è quello comunale, a partire dal sec. XI-XII, quando rinnovata varietà produttiva, audacia di scambi, creatività di cultura, dinamismo sociale pervadono le città toscane, muovendole al predominio sulla circostante campagna, presto alla contesa tra loro: Lucca, Pisa, Pistoia, Siena, Arezzo, Firenze, per non dire delle minori. Il prevalere di Firenze, potenza italiana e, per l'economia e la finanza, europea, nella guida politica della regione non fu veloce e procedette, dal sec. XIV, con alterna fortuna; comunque si ebbe nel Tre-Quattrocento l'acquisto di Pistoia, Arezzo, Pisa e il loro contado.
Nell'assetto successivo alle `guerre d'Italia' tra Francia e impero, Firenze e il suo Stato sono dei Medici, ora principi, che conquistano la Repubblica di Siena (1555-59) e hanno con Cosimo I la dignità di granduchi di Toscana (1569). Nel 1737, estintasi la dinastia, titolo e terra passano a Francesco Stefano duca di Lorena (marito di Maria Teresa d'Asburgo, imperatore) e ai suoi successori. Dallo stato regionale rimangono peraltro escluse Lucca (fino al 1847), Massa e Carrara, signoria dei Cybo Malaspina poi passata agli Este, e qualche altro brandello.
Nei primi sei decenni del sec. XIX si susseguono le pirotecniche trasformazioni istituzionali napoleoniche (anche con la sorella, Elisa Bonaparte Baciocchi, granduchessa di Toscana), la restaurazione dei Lorena, la partecipazione alla nascita dello Stato italiano: l'ultimo granduca, Leopoldo II, lasciò Firenze dopo la dimostrazione del 27 aprile 1859; nel marzo 1860 si tenne il plebiscito di annessione al regno d'Italia.
Arte
Testimonianze etrusche sono in tutta la regione: Fièsole, Cortona, Chiusi, Volterra, Populonia, Vetulonia, Sovana, porte, mura, templi, necropoli soprattutto. Più scarso quel che resta di romano: le mura di Cosa, il primo monumento romano in Etruria, ruderi di terme a Pisa, anfiteatri a Luni (amministrativamente Liguria), Lucca e Arezzo, teatro e terme a Volterra, ma a Fièsole antichità più significative (il tempio, il teatro, le terme).
Con il sec. XI inizia propriamente l'`arte toscana', che tra il sec. XIV e il principio del XVI creerà, in pittura, scultura, architettura, uno dei più eletti nuclei del patrimonio artistico che si abbiano al mondo. L'inizio è l'architettura romanica che con accenti classici si elabora a Firenze (S. Miniato) e Pisa (Duomo). Il gusto pisano, ripreso e arricchito a Lucca, toccherà Pistoia, Prato, Volterra, Carrara. Gli edifici religiosi e civili che Firenze e Siena alzano nel '200 e nel '300 offrono, del gotico, una modulazione particolare di limpidezza e maestosa sobrietà. L'intenso costruire dei due secoli suddetti ha anche dato il volto architettonico a città quali Pistoia, Pisa, San Gimignano, Volterra, Cortona. Da Pisa, con Nicola e Giovanni Pisano, muove un rinnovamento della scultura che coinvolgerà maestri operanti a Firenze, come Arnolfo di Cambio, Andrea Pisano, Andrea Orcagna, a Siena, come Tino di Camaino, e altrove.
La pittura, come l'economia e la politica, ha due poli, tra '200 e '300, Firenze con Cimabue, Giotto, i giotteschi, Siena con Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Ambrogio e Pietro Lorenzetti. Nel '400 Firenze è guida; il rinascimento, nelle arti, si sa, è creazione fiorentina; si ricordano solo i tre fiorentini che secondo tradizione consolidata diedero «nuova forma» (Vasari) alle arti maggiori, Filippo Brunelleschi, Masaccio, Donatello. Il rapporto con la regione è dinamico, irradiano e rifluiscono influenze, si intrecciano strade e modi di artisti fiorentini e toscani; la provincia dà celebri personalità: Jacopo della Quercia, Francesco di Giorgio Martini, Baldassarre Peruzzi, senesi, Piero della Francesca di Sansepolcro, Luca Signorelli cortonese, Matteo Civitali lucchese; fiorentini operano nella regione e si crea così l'impronta rinascimentale, potentemente unitaria, pur venata di sottili modulazioni, nell'attuale volto artistico della Toscana: Bernardo Rossellino, architetto a Pienza, Michelozzo e Antonio da Sangallo a Montepulciano, Benedetto da Maiano ad Arezzo; Giuliano da Sangallo e Filippo Lippi a Prato, Benozzo Gozzoli a Pisa e San Gimignano...
Sono fiorentini di cultura e toscani di nascita Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, da Firenze è passato anche Raffaello, ma si sa, con i primi decenni del Cinquecento la guida della vicenda artistica italiana passa a Roma. L'arte toscana, da allora, rimarrà un poco appartata, tuttavia alta di qualità, sicura nel gusto, perseverante nel testimoniare lo spirito, il garbo, la misura della regione. Le citazioni sporadiche implicano il rischio della casualità, tuttavia eccole: Pontormo, Cellini e il gusto del manierismo, i misurati nitori neoclassici, la pittura dei macchiaioli, i maestri toscani nell'arte moderna (i pittori Ottone Rosai fiorentino e Amedeo Modigliani livornese, lo scultore Lorenzo Viani viareggino, l'architetto Giovanni Michelucci, pistoiese).
Natura
Sei parchi maggiori e una miriade di riserve naturali, questa la dote di una regione che ha saputo tutelare i suoi tesori di natura. A partire dall’Appennino, che ha i suoi scenari più suggestivi nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, distese incontaminate dove sono ancora padroni il cervo e il lupo. Senza dimenticare la spettacolare anomalia del Parco delle Apuane, dorsale ‘alpina’ segnata dalle cave del marmo di Carrara. All’opposto geografico, il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano: sette isole maggiori – Elba, Giglio, Capraia, Montecristo, Giannutri, Gorgona e Pianosa – molto diverse l’una dall’altra, ma accomunate da un mare di intatta bellezza. Infine il Parco della Maremma: solitarie spiagge e lembi di antiche paludi; quindi i pascoli dove si allevano vacche e cavalli allo stato brado; infine i monti dell’Uccellina, dominio della macchia mediterranea e del cinghiale.
Enogastronomia
In Toscana signoreggia il vino, sotto il segno di sua maestà il Brunello di Montalcino e dei suoi più nobili compagni, dal Chianti Classico alla Vernaccia di San Gimignano. Sono ben 14 le Strade del Vino, in rappresentanza di oltre 40 vini Doc e Docg, ma concepite per far conoscere anche altri prodotti tipici; si citano, per stuzzicare l’appetito e la voglia di viaggiare, il pecorino di Pienza, i salumi di Cinta Senese, il tartufo bianco di San Miniato… Volendo portare un esempio, la Strada del Vino dei Colli di Maremma, considerati la nuova frontiera dell’enologia toscana. Al centro dell’attenzione è il Morellino di Scansano, un rosso a base Sangiovese, come di consueto, ma con aggiunte di uve locali e influenze di suolo e clima, che portano a un risultato unico. Tra le sorprese del viaggio, Pitigliano, borgo disteso su una spettacolare rupe di tufo, dove resiste la tradizione di cucina di un’antica comunità ebraica.
PIATTI DELLA TRADIZIONE
Acquacotta
Agnolotti alla toscana
Anguilla alla fiorentina
Arista alla fiorentina
Bavettine sul pesce
Berlingozzi
Biscottini di Prato
Bistecca alla fiorentina
Bolli
Bomba di riso alla lunigianese
Bordatino
Brigidini
Brodo di fagiano
Buccellato
Cacciucco
Carciofi 'ritti' alla fiorentina
Castagnaccio
'Cèe' alla pisana
Cibreo di rigaglie
Crostini alla toscana
Cuscus alla livornese
Fagiano tartufato
Fagioli al fiasco
Fagioli all'uccelletto
Fegatelli
Fegatelli di maiale alla fiorentina
Fritto misto alla fiorentina
'Garmucia'
Infarinata
Lepre in agrodolce
Minestra di riso con fagioli
Minestrone alla livornese
Necci
Panforte
Panzanella
Pappa al pomodoro
Pappardelle con l'anatra
Pappardelle sulla lepre
Pasticcio alla fiorentina
Peposo
Pollo alla diavola
Pollo ripieno
Polpettone alla fiorentina
Ribollita
Ricciarelli
Risotto nero alla fiorentina
Scottiglia
Sedani alla pratese
Stracotto alla fiorentina
Testaroli
Torta con acciughe
Triglie alla livornese
Trippa alla fiorentina
Zuppa di agnello
Zuppa di lenticchie con fagiano
Artigianato
I vetri d’arte a Empoli e Colle di Val d’Elsa; il marmo in Versilia e l’oreficeria ad Arezzo; i vasi di cotto all’Impruneta e la ceramica a Montelupo e Sesto Fiorentino; il ferro battuto nelle valli d’Appennino e i coltelli a Scarperia; i panni di lana nel Casentino e i cesti di vimini in Garfagnana… queste le principali attività di una regione dove l’artigianato è risorsa diffusa e autentica. Lasciando per ultimo, volutamente, l’alabastro di Volterra, caso a sé stante per il pregio della materia prima e l’antichità della sua lavorazione. Questa pietra gessosa traslucida, morbida e incline al dettaglio, è stata utilizzata già dagli Etruschi per scolpire vasi funerari e oggetti decorativi dagli impareggiabili riflessi di luce. I reperti antichi, unici nel loro genere, si ammirano nei musei; poi si va per botteghe: nel momento di maggiore attività la città ha contato a decine i laboratori entro la cerchia murata; oggi ne restano una ventina, sparsi tra le vie medievali.
PRODOTTI ARTIGIANALI
Gli Intrecciati
Il Ferro battuto
Il Gesso
Il Marmo e l'Alabastro
Il Vetro
La Ceramica
La Tessitura
L'Oreficeria