Il Gran Sasso e i Monti della Laga

Zona turistica

Il Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga è una delle aree protette più estese d'Italia: coinvolge tre regioni (Abruzzo, Marche e Lazio), cinque province (L'Aquila, Chieti, Teramo, Ascoli Piceno, Rieti) e quarantaquattro comuni. Paesaggi sconfinati, che hanno conquistato generazioni di appassionati della montagna, fra i quali non pochi registi saliti tra questi luoghi selvaggi per girare i propri film. Il parco promuove il turismo equestre e si segnala per la più lunga ippovia d'Italia, 300 km. I paesaggi più noti li offre il Gran Sasso, coi suoi 2912 metri d'altezza del Corno Grande e le pareti severe, quasi una montagna alpina. Noto agli sportivi dello sci è Campo Imperatore, specie per il fondo e l'alpinismo. Diversi sono i Monti della Laga, le cui cime, pur superando quota 2mila, hanno profili arrotondati e sono incise da profonde valli ricche d'acque correnti. La fauna del parco ha il suo simbolo nel camoscio d'Abruzzo, elegantissimo ungulato che ha fatto ritorno sul Gran Sasso proprio in seguito all'istituzione del parco. Difficile riassumere le bellezze del territorio: foreste incontaminate, praterie dalle straordinarie fioriture. Impossibile dire in breve del patrimonio artistico dei tanti paesi: riguardo le radici della loro cultura, è rimasto famoso il rinvenimento nel 1934 del Guerriero di Capestrano, grande statua risalente al VI secolo avanti Cristo, raffigurante il re piceno Nevio Pompuledio, oggi al museo archeologico nazionale di Chieti. Tra le arti materiali spicca invece Castelli, da dove la tradizione della ceramica, ancor viva, si è irradiata nella regione. Altrettanto vario il fronte agroalimentare, con una diffusa produzione casearia e salumiera, dall'Aquila ad Amatrice, e una serie di specialità locali: le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio e i ceci di Capitignano; la cicerchia di Castelvecchio e il farro di Montereale; il pecorino di Farìndola e l'incanestrato di Castel del Monte, le mortadelline di Campotosto e Accumoli. Su queste basi si muove una cucina contadina e pastorale, fatta di paste e zuppe, di carni e piatti sempre rinvigoriti dal peperoncino.

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