Il cono del Vesuvio, con il tipico pennacchio di fumo che tiene vivo il ricordo della sua perenne inclinazione eruttiva, è un'immagine familiare, fra le più note a livello mondiale dei paesaggi italiani. Il Parco del Vesuvio nasce nel 1995, dopo anni di abusi del territorio che hanno prodotto schiere di case, strade e infrastrutture affastellate confusamente intorno al rilievo, formando una cintura chiusa e continua. Il Parco, in realtà, non protegge il vulcano - che non ne ha certo bisogno considerata la propria natura impetuosa - ma ne tutela la natura e vi promuove il turismo. Inoltre, protegge le popolazioni stesse, che altrimenti seguiterebbero ad aggredirne le pendici, esponendosi a rischi maggiori in caso di eruzione. Si tratta di un caso forse unico nel panorama delle nostre aree protette e tale originalità, nonché la preziosità di questo ambiente - è l'unico vulcano attivo dell'Europa continentale e forse quello più studiato della Terra - sono state riconosciute internazionalmente nel 1997 quando l'area del Parco entrò nella rete delle Riserve della Biosfera del Programma Unesco M.A.B. (Man and Biosphere).
La base della zona vulcanica, grossomodo circolare con un perimetro di quasi 50 km, interessa un'area di circa 200 kmq. L'inizio dell'attività eruttiva risale a circa un milione di anni fa, ma si è manifestata in modo significativo circa 35.000 anni fa con la formazione dell'apparato del Monte Somma. All'interno di questo primo edificio vulcanico si produsse (17.000 anni or sono per alcuni studiosi, 3750 o anche meno per altri) uno sprofondamento che originò l'attuale caldera della Valle del Gigante e, con successive altre eruzioni, il cono del Vesuvio. Il vulcano alterna periodi di minore attività (fase pozzoliana), o segnati da brevi scoppi ritmici, ad altri caratterizzati da emissioni di gas e scorie (fase stromboliana), per finire con vere eruzioni, accompagnate da emissioni di lava e talvolta da parossismi vulcanici, di cui sono esempi tipici l'eruzione dell'anno 79 d.C., descritta da Plinio, e quelle del 1631, 1737, 1794, 1822, 1906, 1944.
Comunemente ritenuto un ambiente inospitale e arido, in realtà il sistema vesuviano rivela una stupefacente compresenza di organismi vegetali e animali. Basti pensare alle 906 specie floreali qui censite, alle 44 specie di farfalle, alle oltre 100 specie di uccelli che in vario modo frequentano le lave e le sottostanti macchie boschive. I due corpi vulcanici del rilievo - il Somma e il Vesuvio - hanno caratteri ambientali in parte diversi. Le pendici del Vesuvio, fino al prevalere delle lave, ospitano pinete mediterranee e leccete; quelle del Somma, invece, esposte a nord, e quindi più fresche, ospitano boschi misti di castagni, querce, ontani e di insolite betulle. Lo Stereocaulon vesuvianum è lo strisciante lichene, dalla forma di corallo, che per primo ricopre le lave raffreddate, formando la nuova base organica del suolo; di colore grigio, assume toni e riflessi argentati nelle notti di luna piena. Occorrono circa 10-15 anni, sempre che altre lave non vi sovrascorrano, per permettere l'allignamento delle prime pianticelle (Vulpia ciliata, Filago gallica, Rumex bucephalophorus, Glaucium flavum), che devono resistere alla forte insolazione estiva e alla persistente aridità. A queste si associano spesso la valeriana rossa e l'elicriso, due piante pioniere della roccia lavica, e l'artemisia dei campi. Il passo successivo è costituito dalle ginestre, e quelle del Vesuvio sono particolamente diffuse e variate. Poi, quando le lave sono degradate, il suolo del vulcano si rivela molto ospitale consentendo lo sviluppo di numerose specie vegetali, comprese molte orchidee.
Un minuscolo roditore, dagli atteggiamenti furtivi, si aggira fra i noccioleti del Monte Somma. È il topo quercino (Eliomys quercinus), l'ospite più simpatico del Parco, dotato della singolare capacità di farsi staccare la lunga coda, come una lucertola, per sfuggire agli agguati di qualche gatto domestico. Lusinghieri, poi, i primi timidi accenni di ritorno dei rapaci, che da tempo non frequentavano più queste zone, dove imperversavano i cacciatori: innanzitutto lo sparviere, che per la prima volta, nel 1988, ha nidificato nel Parco portando all'involo tre pulcini, e la poiana, le cui coppie sono in aumento. Più fortuiti sono invece gli avvistamenti di falchi pellegrini e lodolai.
Il clima e il suolo lavico, ad alto contenuto di minerali, fanno sì che fin dall'antichità le pendici del vulcano siano state coltivate dall'uomo.Le produzioni agricole tratte dall'area vulcanica sono uniche per sapore e genuinità. Baracca, Vitillo, Monaco bello, Prete, Boccuccia liscia e Boccuccia spinosa, Pellecchiella, nomi tutti che costituiscono un'eminente riprova della fantasia napoletana, sono anche le denominazioni delle varie "cultivar" di albicocche vesuviane (se ne contano un centinaio circa), tutte di particolare squisitezza.